Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:29
Quirinale

Ma il Colle stoppa i poteri speciali ai militari

Da Mattarella fermezza sugli scontri “inaccettabili”. Ma “approfondire sulle cause”

epa13309342 Italy's President Sergio Mattarella (C) attends the Arraiolos Group meeting in Brdo pri Kranju, Slovenia, 16 October 2026. The Arraiolos Group is an informal meeting of Presidents of parliamentary and semi-presidential European Union member states, held roughly once in a year. EPA/ZIGA ZIVULOVIC

Ecco, è arrivato il momento di usare il cervello, dicono dal Colle. Di cercare di capire. Di farsi qualche domanda. E allora: chi sono questi diavoli con la faccia d’angelo? Quei sedicenni vestiti di nero che devastano le nostre città? Chi e che cosa si nasconde sotto i cappucci neri? Il disagio giovanile, certo, la protesta studentesca, pure. Ma dagli scontri degli ultimi giorni emerge anche un realtà magmatica e meno politica, che non si può liquidare con le vecchie categorie: casseurs, black bloc, agitatori vari. Siamo di fronte, secondo Sergio Mattarella, «a violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti». Guido Crosetto accusa la Russia e la sua attività di destabilizzazione. «È il punto di arrivo di una guerra ibrida». Comunque, una novità da esplorare. «Occorre un’analisi intelligente e approfondita», le parole del presidente.

La vicinanza con le forze dell’ordine è scontata: tutta la nazione solidarizza con i duecento agenti feriti, «una cosa inaccettabile». Come è ovvia e «totale» la collaborazione con il governo che sta adottando le misure necessarie. L’interlocuzione con Palazzo Chigi porta infatti in serata all’approvazione del nuovo decreto sicurezza senza troppi problemi: l’unica eccezione sollevata dal Colle sulla prima bozza del provvedimento riguarda la possibilità di affidare compiti di polizia giudiziaria ai militari.

Il capo dello Stato però invita a scavare ancora perché «bisogna riflettere sotto diversi profili». Va bene una stretta, ma non basta una risposta ordinaria, serve un’indagine più sofisticata davanti a una situazione straordinaria. Chi comanda i gruppi selvaggi? Chi c’è dietro gli assalti?

E come si fa ad evitare che la questione sociale si saldi ai teppisti professionisti e magari pure alla protesta degli autotrasportatori? Qui serve un deciso salto di qualità nella vigilanza e nella prevenzione per sapere dove agire. E quando Mattarella sostiene che le violenze «sembrano» scoppiare in modo «inatteso», segnala l’ imprevedibilità degli eventi ma anche un limite, una difficoltà tecnologica degli strumenti con cui vengono osservati.

Dunque, azioniamo il cervello, insistono dal Quirinale. Più che preoccuparsi ora serve occuparsi del problema. C’è lavoro per i politici e per le intelligence. La prima operazione che si potrebbe compiere, ad esempio, è distinguere ciò che è davvero nuovo da quello che è già conosciuto e sperimentato in altri Paesi europei. Il caso francese può essere illuminante. Si tratta di un aspetto che va preso sul serio, evitando di considerare ogni episodio come una novità assoluta o, al contrario, di incasellarlo in categorie conosciute.

Un altro punto: indagare le motivazioni morali, le dinamiche di gruppo e soprattutto le infrastrutture digitali usate per chiamare i ragazzi in piazza, anche i minorenni non politicizzati. Passaparola, dark web, siti segreti, un mondo ancora largamente inesplorato e sul quale è pure difficile legiferare senza infrangere la libertà di comunicazione. La fermezza va bene, la violenza deve essere stroncata.

Al tempo stesso vanno assicurati i diritti di uno Stato moderno e liberale, tra i quali il poter esprimere il dissenso e sfilare per strada «garantendo il pacifico dispiegarsi delle manifestazioni di vita delle comunità e il pluralismo delle opinioni».

Protestare, criticare, contestare è il sale della democrazia. Aggredire gli agenti e sventrare i negozi, no.

Commenti