A tavola siamo tutti esperti, almeno finché nessuno ci fa una domanda precisa. A mettere alla prova le certezze gastronomiche degli italiani arriva Trivial Pursuit Cucina Italiana: 1.800 quesiti, sei categorie e la consueta meccanica del gioco da tavolo, questa volta interamente dedicato a ciò che mangiamo, beviamo e raccontiamo del cibo. Presentato lo scorso 13 ottobre a Milano, sarà in vendita da fine novembre, in tempo per le sfide natalizie tra parenti. La prima edizione, limitata e numerata, conta cinquemila copie destinate al solo mercato italiano.
L’idea e il coordinamento dei contenuti sono di Chiara Galbiati, responsabile dei progetti culturali della Fondazione Gualtiero Marchesi. La cura scientifica è dell’Accademia intitolata al cuoco, mentre a produrre il gioco è Winning Moves, su licenza Hasbro. Una divisione dei compiti piuttosto chiara: da una parte chi conosce il tabellone, dall’altra chi dovrebbe garantire che le risposte reggano alle obiezioni del commensale più agguerrito.
Le sei materie cambiano il terreno della contesa. Storia e Tradizione riguarda le origini della cucina italiana e la lingua del cibo; Ingredienti e Materie Prime attraversa biodiversità, stagioni, Dop e Igp; Ricette e Tecniche entra nelle preparazioni regionali e nei metodi di cottura, argomento sul quale molti italiani sono particolarmente sensibili. Poi ci sono Grandi Chef e Ristoranti, Vini e Bevande e una sezione, Arte, Curiosità e Cultura, che porta la gastronomia al cinema, nella musica, nelle arti figurative e nel design. Sapere a memoria le stelle dei ristoranti, dunque, potrebbe non bastare. Non soltanto un repertorio di specialità da riconoscere, quindi: tra le categorie trovano posto poi territori, denominazioni e protagonisti che hanno costruito la cucina italiana.
Alla costruzione delle domande hanno contribuito oltre cinquanta chef, insieme a ricercatori, consorzi, aziende, musei e professionisti di altri settori. Fra i cuochi ci sono Massimiliano Alajmo, Enrico Bartolini, Massimiliano Mascia, Antonia Klugmann, Niko Romito e Valeria Piccini. Il lavoro coinvolge anche Crea e Ismea, le Gallerie degli Uffizi, l’Associazione per il Disegno Industriale e consorzi come quelli del Chianti, della mozzarella di bufala campana e dell’aceto balsamico di Modena. Ai partecipanti è stato chiesto un contributo di conoscenze, non una presenza pubblicitaria.

Uno degli apporti meno scontati viene da AtLiTeG, l’Atlante della lingua e dei testi della cultura gastronomica italiana, progetto di ricerca coordinato da Giovanna Frosini, dell’Università per stranieri di Siena. Il gruppo studia le parole del cibo nei testi dal Medioevo all’età contemporanea. Un modo per ricordare che la storia di un piatto passa anche dal suo nome, dalle pagine in cui compare e dai cambiamenti del linguaggio. Il Crea ha invece messo a disposizione competenze sui prodotti, sulla qualità nutrizionale e sul valore gastronomico delle ricette.
Il progetto segue il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco e ne riprende l’attenzione per saperi, pratiche e relazioni. Il riferimento a Marchesi riguarda soprattutto la sua idea della cucina come cultura, con legami che vanno ben oltre i fornelli. Il pubblico immaginato comprende famiglie e appassionati, ma anche scuole e professionisti. La distribuzione è affidata a Karma: il gioco arriverà nelle librerie e nei negozi di giocattoli al prezzo di 49,90 euro.