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Sci

Giovanni Franzoni: “Di Kaiser ce n’è uno! La Coppa del Mondo? Non c’è fretta”

“Mi ritengo un ragazzo trasparente, spontaneo. Ci sono sempre più pressioni intorno a noi, ma io non saprei vivere diversamente”

Franzoni d'argento, Paris di bronzo. Gli uomini jet azzurri fanno la storia

È il golden boy dello sci azzurro, la matricola diventata uomo sulle discese più ardite della coppa del Mondo. Giovanni Franzoni ha 25 anni, ma in questo quarto di secolo è passato dal mangiare al volo un panino fra scuola e allenamenti all’olimpo dello sci.

Campione senza averne l’aria: è vero che gli amici che le han detto di smettere, di ritirarsi?

«Si, gli amici di sempre mi han detto: “Hai già vinto a Wengen e Kitz e l’argento olimpico sulla Stelvio: sarà dura andare avanti così, meglio lasciare all’apice!”».

Che cosa ha risposto, in effetti è un bel ruolino di marcia

«Siamo andati a fare freeride in Alaska e me li son lasciati dietro».

Questa estate ha trovato anche amici nuovi, campioni come lei: chi l’ha colpita di più?

«Fra Moto GP, Formula 1 e tennis ho conosciuto Marco Bezzecchi, Kimi Antonelli e rivisto Jannik Sinner. Mi han dato tanta forza, sono giovani, umili ma determinati. Jannik lo conosco, ci scriviamo».

Sinner che, da ragazzini in gigante, le rifilò 7 secondi: avete pareggiato?

«Ma, poi sono cresciuto nello sci, dai!»

In effetti lei ama fare gli straordinari per migliorarsi e scia sull’acqua, anche in estate: surf, windsurf, sport acquatici. È così utile?

«Per me sì. Sono cresciuto vicino al lago, ma non è solo divertimento. Ora lo utilizzo come allenamento alla precisione, all’equilibrio: lo trovo utilissimo poi sulla neve».

Quest’inverno da dove si riparte? Porterà 3 materie.

«Si, farò anche alcuni giganti, quelli lontani dal periodo clou della velocità. Quindi eccomi a Soelden, con il pettorale 31. Non male. Poi nella seconda parte di stagione valuterò di volta in volta».

Perché vuole essere anche gigante oltre che veloce?

«Perché ero nato anche gigantista, prima dell’infortunio nel 2022. Perché quelle curve sono la base di tutto. Perché credo nella polivalenza».

E perché, lo ammetta, si prepara a dare l’assalto alla coppa del mondo generale

«L’idea potrebbe esser quella, ma non mettetemi fretta, mi do alcune stagioni per provarci. Prima c’è un sacco di gente da battere».

Lo dicono anche loro vedendo quel che ha fatto lo scorso anno: come si resta Giovanni dopo essere stato kaiser Franz-oni?

«Eh, di kaiser ce n’è uno (Franz Klammer, ndr)! Penso che sia stato tutto fantastico e pazzesco. A fine anno ero distrutto, ma ancora con tanta voglia di neve. È la mia vita. Penso di essere rimasto quello di sempre. Mi ritengo un ragazzo trasparente, spontaneo. Ci sono sempre più pressioni intorno a noi, ma io non saprei vivere diversamente».

Tutti le chiederanno se punterà a riconfermarsi sulle grandi classiche o se metterà nel mirino i Mondiali di febbraio.

«Tanto non so rispondere. Punto a confermarmi in velocità come top player, svizzeri e Domme Paris permettendo. E punto a ritrovare buona confidenza con il gigante».

La pista dei Mondiali, scorrevole, a suo modo facile, non sarebbe nelle sue corde

«Vero, ma ci lavoreremo: trovare più scorrevolezza è da tempo il mio cruccio».

Obiettivo per chi ha vinto le gare più difficili, è imparare ad andare forte su quelle facili?

«Non vincere facile, ma sul facile!».