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Diaco in croce per il lato b dell’ex prete

Il giornalista Rai Pierluigi Diaco ha chiesto a Ravagnani se gli piacciono gli uomini o le donne

diaco ravagnani

Uno che ha un sito che si chiama «Il mio lato B», ha mollato i voti, va a ballare in televisione e si fa giudicare da Mariotto non è un prete: è un concorrente con un passato ecclesiastico. La tonaca non è un marchio registrato che consente di conservare il titolo anche dopo aver cambiato mestiere, guardaroba e coreografia. A un certo punto bisogna scegliere: o si fa il sacerdote o si fa il personaggio. Non si può pretendere l’immunità diplomatica del Vaticano e contemporaneamente il televoto.

Il giornalista Rai Pierluigi Diaco ha chiesto a Ravagnani se gli piacciono gli uomini o le donne. Una domanda che, in un confessionale, sarebbe stata abbastanza insolita, ma che in tv non può certo assumere i contorni di un’indagine della Sacra Rota. Perché scandalizzarsi? Il problema non è che Diaco abbia fatto la domanda: è che si pretende di trattare da sacerdote chi ha già restituito la tonaca, ma non ancora il diritto di essere interrogato come un personaggio pubblico. Ravagnani non è più tenuto al celibato, ma sembra ancora beneficiario dell’infallibilità pontificia. O il mistero della Santa Trinità o il cha-cha-cha. E Diaco, poveretto, rischia di passare per un inquisitore solo perché ha chiesto informazioni a un ex prete: praticamente un processo a Galileo, ma con il telecomando. Ravagnani sembra voler tenere insieme due vantaggi incompatibili: la libertà di chi ha lasciato la Chiesa e la protezione di chi ancora ne indossa idealmente l’abito. Ma la tonaca non è un lasciapassare sulla vita mediatica, e il pulpito non è un paracadute da talk show. Mercoledì è morto Tinto Brass, che del lato B aveva fatto una poetica, una filosofia e quasi una disciplina olimpica. Ci lascia un insegnamento: il lato B è una cosa seria, soprattutto quando si decide di metterlo in vetrina. E non va maneggiato da dilettanti. Né in sacrestia, né in Rai.

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