La Banca mondiale: "Per grano e riso i prezzi restano alti"

Allarme per l'emergenza cibo al vertice di Berna per combattere la crisi alimentare. L'Onu, insieme alla Banca mondiale, ha messo a punto una task force per far fronte al problema che sta colpendo i Paesi poveri

Berna - "È probabile che i prezzi del grano e del riso resteranno alti". A lanciare l'allarme è il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick che crede le prossime settimane "cruciali" per affrontare la crisi cibo. A Berna, in occasione della due giorni sull’emergenza cibo, è stato deciso con l'appoggio delle Nazioni unite l'istituzione di una task force per gestire la risposta della comunità internazionale alla crisi alimentare mondiale.

La task force contro la fame "Le Nazioni unite e la Banca Mondiale hanno concordato l’istituzione di una task force" per combattere la crisi alimentare mondiale", ha annunciato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dopo aver incontrato a Berna i rappresentanti di 27 agenzie internazionali. Il gruppo di lavoro, che si prefigge il compito di lanciare provvedimenti di emergenza ma anche misure a lungo termine, sarà presieduto dallo stesso Ban. "Riteniamo che il drammatico aumento dei prezzi degli alimenti in tutto il mondo si sia trasformato in una sfida di proporzioni globali senza precedenti diventata crisi per i più vulnerabili, inclusi i poveri dei centri urbani", si legge in una nota delle Nazioni unite.

Il finanziamento della Banca mondiale "La sfida sta avendo effetti molteplici e il suo impatto più grave si sta manifestando come crisi per i più vulnerabili", prosegue il comunicato. La Banca mondiale considera l’ipotesi di un meccanismo di finanziamento in tempi molto brevi per i Paesi poveri e fragili e per assicurare strumenti più flessibili di finanziamento per gli altri. È previsto per il prossimo anno il raddoppio dei finanziamenti destinati all’agricoltura in Africa, che raggiungeranno 800 milioni di dollari.

Speculazioni sui prezzi Gli aumenti dei prezzi alimentari che hanno aggravato l’emergenza alimentare nel sud del mondo è destinata ad arrestarsi, almeno nel breve periodo. Nonostante il nuovo record del prezzo del riso sulla piazza di Chicago, i diffusi timori di un restringimento dell’offerta e la penuria di scorte di grano, secondo l’economista senior della Fao e responsabile dei prezzi dei cereali, Concepcion Calpe, "l’eccellente raccolto del riso di questi giorni in Bangladesh, India e America Latina immetteranno inattese tonnellate di prodotto sul mercato e freneranno l’impennata dei prezzi". Un calo dei costi che, ha spiegato all’Agi l’esperta delle Nazioni Unite, "presumibilmente contribuirà anche a frenare quello dei cereali, almeno per i prossimi due o tre mesi". La prima conseguenza sarà lo smaterializzarsi dello spettro della speculazione, "alimentato in queste ultime settimane dalle politiche restrittive all’esportazione applicate dai grandi produttori come Cina, India, Vietnam e Bangladesh". La Calpe non ha nascosto "una certa preoccupazione" sia per le strategie assunte dai governi asiatici che per il comportamento di molti commercianti europei, "che hanno bloccato le vendite di riso, ad esempio, per aspettare che i prezzi lievitassero ulteriormente". Ma questi ultimi a breve, "saranno costretti ad abbassare i prezzi, e la speculazione sarà finita". Più complessi i meccanismi protezionistici fatti scattare dai Paesi esportatori, ha sottolineato l’esperta Fao, "che sono stati la vera causa dell’impennata dei prezzi, non giustificata né dalla domanda mondiale, che per il riso è rimasta invariata, né per il parallelo aumento dei costi di benzina ed energia". Quella attuale, ha concluso la Colpe, "più che una crisi alimentare, espressione che rischia solo di diffondere il panico tra i Paesi produttori, è un campanello di allarme che segnala l’esigenza di trovare una soluzione a lungo termine al problema".