Il nuovo Iran e la via del negoziato per la Siria

Prima dell’attacco chimico a Damasco era in corso una trattativa per portare allo stesso tavolo l’Iran, le potenze sunnite del Medio Oriente e gli Stati Uniti

Erano le ore in cui la Commissione esteri del Senato americano si apprestava a ratificare la linea dura del senatore John McCain, e in cui due degli uomini che più si erano spesi per contrastare l’ipotesi di un intervento militare statunitense in Siria – il segretario alla Difesa Chuck Hagel e il capo di stato maggiore Martin Dempsey – chinavano il capo, alla Camera, di fronte a una guerra ormai “inevitabile”. Pomeriggio del 4 settembre, dall’altra parte del mondo il neo-presidente iraniano Hassan Rowhani lancia un messaggio – brevissimo, della lunghezza di un tweet – che fino a pochi mesi fa appena sarebbe stato inimmaginabile. «Mentre il sole sta per tramontare qui a Teheran, auguro a tutti gli ebrei, in particolare gli ebrei iraniani, un Capodanno benedetto». Giusto un’ora prima lo stesso Rowhani aveva twittato pure che sul dossier nucleare l’Iran «è pronto a un rapporto costruttivo col mondo».

È solo un dettaglio, magari minore, di fronte alla portata della crisi che circonda la Siria. Vada come vada, però, è un dettaglio rivelatore e per niente marginale. L’argomento più velenoso di chi oggi sostiene l’intervento contro Assad recita così: gli anti-interventisti non hanno a cuore il destino della Siria. Hanno chiuso gli occhi davanti a due anni di guerra civile, e vogliono continuare a farlo. In realtà è facile sostenere l’esatto contrario. Chi ha seguito le vicende siriane negli ultimi due anni sa che – prima della tragedia del 21 agosto, l’attacco chimico alla periferia di Damasco – era in corso una trattativa per la pace. Che, per la prima volta da decenni, stava per portare allo stesso tavolo l’Iran sciita di Rowhani, le potenze sunnite del Medio Oriente e gli Stati Uniti, principale alleato di Israele. In altre parole, stava percorrendo l’unica via che – realisticamente – può mettere fine a un conflitto che va ben oltre i confini della Siria.

Ogni paese, ogni guerra ha la sua storia. Gli esempi però possono aiutare a capire. In Iraq, prima del 2003, una minoranza sunnita governava su una maggioranza sciita. Le bombe degli americani, per una conseguenza non voluta, hanno consegnato il potere agli sciiti. Dopo dieci anni, la guerra civile innescata dall’intervento occidentale non accenna ad esaurirsi, e anzi aumenta di intensità. Altra guerra civile, altra vicenda: il Libano degli anni Ottanta. Nei giorni scorsi Elias Muhanna, accademico libanese alla Brown University, scriveva che in Libano ormai si sente ripetere di continuo: «La Siria ha bisogno della sua Taif, non c’è nient’altro che può mettere fine alla guerra». Taif è la località (saudita) dove si siglò l’accordo che chiuse la guerra civile libanese. Era il 1989 e Siria, Arabia Saudita, Stati Uniti concordarono un complicato meccanismo per garantire in Libano la coesistenza democratica di sunniti, sciiti e cristiani: «Una soluzione politica estremamente resistente, che per due decenni e mezzo ha garantito la pace in un paese reduce da una guerra civile». Oggi, con l’America che elabora i suoi piani per bombardare Damasco, il lungo e faticoso negoziato per la conferenza di Ginevra 2 rischia di finire alle ortiche. Al G20, in queste ore, i leader di tutto il mondo – dal Messico alla Russia, dal Brasile al Giappone, dalla Germania al Sudafrica – stanno chiedendo a Obama di rinunciare all’attacco e di resuscitare quelle trattative. Il presidente sembra aver chiara la situazione, ogni tanto rievoca la necessità di una «trattativa politica». Eppure tira dritto. Come scriveva il quotidiano israeliano Haaretz la scorsa settimana, «Obama ha la bomba in mano, non vorrebbe lanciarla, ma non sa neppure come fare a liberarsene».

Il presidente israeliano Shimon Peres, commentando la decisione di Obama di chiedere l’autorizzazione del Congresso americano, aveva apprezzato che l’attacco fosse stato rinviato: «Raccomando di avere pazienza. Ho fiducia che l’America si comporterà in modo adeguato».

La Taif siriana appare lontanissima, ma rimane l’unica prospettiva realistica per mettere fine alla guerra civile. Mesi fa, alla metà di giugno, lo stesso Peres si era lasciato andare a un commento particolarmente positivo sulla vittoria di Rowhani in Iran: «Il risultato del voto ha sorpreso analisti e profeti – disse – e questo è un fatto davvero intrigante. Perché? A quanto pare ci sono forze e poteri che erano rimasti nascosti alla vista, e sottovalutati».

(per gentile concessione del sito www.piccolenote.it)

Commenti
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William Sinclair

Ven, 06/09/2013 - 17:43

Ven, 06/09/2013 - 02:18 il contro-iniziato hussein obama, apprendista architetto del nuovo feudalesimo, mira a leviathan, tamar, dalit per conto dei nuovi feudatari che insidiano anche il trono di pietro. alea iacta est! il sonno di thot guiderà la grande mietitrice!

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Giorgio Prinzi

Ven, 06/09/2013 - 18:47

E' un piccolo, ma grandissimo segnale. Forse si è parlato a nuora (Assad), ma suocera (l'Iran) ha perfettamente inteso.

nudo

Ven, 06/09/2013 - 18:54

Piccole note ma proprio piccole, piccolissime. Mandale a Renzo Renzi,cappone

Ritratto di ANGELO POLI

ANGELO POLI

Ven, 06/09/2013 - 19:17

E' il momento di convocare una grande conferenza internazionale prima limitata a pochi per il problema Siria e poi estesa a tutti i paesi del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell'Africa per accordarsi sulle linee guida da tenersi internazionalmente. Ciò resuppone la fine della preminenza dei 5 "grandi" all'Onu. Una tale Conferenza , su molti tavoli iniziali, potrebbe tenersi benissimo in Italia, a Roma, amica per merito di Berlusconi di tutti i Paesi del mondo.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Ven, 06/09/2013 - 19:37

L'Iran è la linea rossa per i Cinesi. Un attacco all'Iran equivale a un attacco alla Cina.

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marystip

Ven, 06/09/2013 - 19:43

Insomma, lo volete capire o no che l'America ha deciso di fare la guerra e quindi allineati e coperti, zitti e mosca? Non è che le armi chimiche gliele ha date lo zio Tom(da quando c'è Obama lo zio Sam è in disuso) ad Assad?

ESILIATO

Sab, 07/09/2013 - 01:29

E bravo letta.....e divenuto la rincarnazione dello zio TOM.......se ci fosse stato Berlusconi sarebbe stato in grado di trovare una soluzione onorifica con la cooperazione di Putin....ora invece ci siamo laureati BACIAPILE......a pieno senso.....

Accademico

Sab, 07/09/2013 - 04:16

Non succederà più niente. La guerra è finita. Ha aggiustato tutto Francesco. Scommettiamo?

alberto_his

Sab, 07/09/2013 - 14:50

Invero l'augurare buon anno e buone feste durante gli anniversari religosi delle minoranze è abitudine di lungo corso in Iran, così come la Repubblica Islamica è stata sempre fin troppo disponibile al dialogo con i sordi. Articolo per riempire gli spazi vuoti.

Raoul Pontalti

Sab, 07/09/2013 - 14:52

Solo i bananas intossicati dai fumi dalla propaganda di un certo occidente e privi di conoscenza storica possono stupirsi degli auguri del presidente iraniano agli Ebrei per i festeggiamenti del Capodanno ebraico. Già nella Bibbia si legge che Ciro il Grande liberò gli Ebrei dall'esilio babilonese e ne consentì il ritorno a Gerusalemme e successivamente l'impero persiano consentì agli Ebrei di stabilirsi ovunque nella Persia e nei territori soggetti all'impero. Proprio nel cuore della Persia si trova tuttora il secondo sito sacro per importanza religiosa degli Ebrei: la Tomba di Esther e Mordechai a Hamedan, la classica Ecbatana, citata anche nella Bibbia, meta di continui pellegrinaggi dei pii Ebrei che non sono affatto ostacolati dal regime iraniano. Proprio in Hamedan è insediata una fiorente comunità ebraica dotata di luoghi di culto, cimiteri, ospedali, scuole, giornali, centri culturali, etc propri. I rapporti tra il popolo ebraico e quello persiano sono stati i migliori che la storia ricordi e lo sono tuttora, nonostante le divergenze politiche tra il regime iraniano e quello israeliano, in altri termini le contingenti divergenze politiche tra governi non inficiano un rapporto plurimillenario tra i popoli e in particolare tra gli Iraniani e le comunità ebraiche che da millenni appunto vivono in Persia. Ritenere il messaggio augurale di Ruhani come un segno di cedevolezza sulla questione siriana o sui rapporti con Israele è quindi un'orrenda cappella concettuale. Giorgio Prinzi continua a pubblicizzare il suo farneticante articolo sul nucleare iraniano dove mostra di non sapere nulla di cosa sia la geopolitica oltre che la storia anche contemporanea (esilaranti le sue considerazioni svolte nell'articolo sugli attori silenti e sconosciuti della geopolitica...).

Raoul Pontalti

Sab, 07/09/2013 - 17:32

Sul negoziato sulla questione siriana: a luglio si sarebbe dovuta tenere a Ginevra una Conferenza in merito, ma gli USA hanno tergiversato fino a farla praticamente caducare. In altro articolo del Giornale viene correttamente ricordato che vi avrebbero dovuto partecipare anche gli Iraniani. ora con l'attacco militare punitivo si dimostra che non si vuole il negoziato ma solo ottenere la caduta rovinosa del regime, senza periodo di transizione come indicato dalla Russia e come voluto dallo stesso Assad con le elezioni del 2012 boicottate dalle opposizioni.

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Ausonio

Sab, 07/09/2013 - 18:29

In Iran vivono migliaia di ebrei da secoli; hanno persino un rappresentante nel parlamento iraniano, un ospedale ebraico e altre istituzioni dedicate. La propaganda sionista dipinge un diavolo che non esiste.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Sab, 07/09/2013 - 18:31

Peres ha fiducia che "l’America si comporterà in modo adeguato". Come il loro servo, non abbiamo dubbi. Del resto l'AIPAC fa la politica estera statunitense e sta tuonando propaganda da mesi contro la Siria.