Ombre islamiche sul colpo di Stato in Centrafrica

Il presidente Bozizé fugge in Camerun e il capo dei ribelli prende il suo posto promettendo libere elezioni (fra tre anni)

Michel Djotodia, capo della coalizione dei ribelli filoislamica del Seleka, le cui forze sono penetrate ieri a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, si è autonominato «successore» del presidente François Bozizè, fuggito dal Paese per rifugiarsi in Camerun.

In una capitale senza elettricità e senza la radio nazionale, Djotodia si starebbe comportando come il nuovo capo dello Stato. In una dichiarazione alla radio Rfi il leader dei ribelli avrebbe detto di avere l'intenzione di organizzare, entro tre anni, libere elezioni: «Non ho detto che da qui a tre anni lascerò il potere, ma che organizzeremo delle elezioni libere e trasparenti con il sostegno di tutto il mondo». Uno dei portavoce della coalizione, Eric Massi, ha affermato che nelle prossime ore «è attesa una dichiarazione solenne che ufficializzerà la presidenza di Michel Djotodia».

Sarebbero almeno 13 i militari sudafricani che hanno perso la vita nei combattimenti che si sono svolti a Bangui nel tentativo di impedire al Seleka di prendere il controllo ella città. Il Sudafrica aveva inviato a gennaio 200 soldati nella Repubblica Centrafricana per sostenere il male addestrato esercito locale. Anche la Francia, ex potenza coloniale, ha inviato circa 600 soldati a Bangui: non per contrastare le forze di Djotodia, ma per «garantire la sicurezza» dei cittadini francesi presenti nel Paese.