L'allarme dei medici sul farmaco salvavita: "Ormai è introvabile"

Nelle farmacie manca il naloxone indispensabile per rianimare chi va in overdose da oppiacei

«Chieda in giro, vada nelle farmacie. E vedrà che hanno difficoltà a reperirlo e quindi non lo hanno disponibile. Teoricamente si compra senza ricetta e lo dovrebbe trovare perché è obbligatorio tenerlo in negozio».

E noi abbiamo seguito alla lettera il suggerimento del dottor Riccardo Gatti, direttore del dipartimento di dipendenze dell'Ats (Azienda tutela salute) di Milano, un esperto di stupefacenti come ce ne sono pochi altri in Europa. E siamo andati in giro per farmacie, in città. Constatando che il naloxone - questo il nome della molecola del farmaco salvavita in fiale in grado di strappare dall'overdose e dal conseguente coma da oppiacei, eroina e morfina in testa, ma anche i farmaci oppiacei, ad esempio quelli usati per la terapia del dolore - non c'è, è «mancante» come ci dicono troppi farmacisti dopo un controllo di scrupolo sul computer che sanno già darà esito negativo. Confermandoci che girano parecchie ricette false per farmaci oppiacei per la terapia del dolore. Un fatto che fa pensare all'esistenza di soggetti che cominciano a farne un cattivo uso o cerchino di procurarseli per venderli clandestinamente.

La marca di naloxone più conosciuta in Italia è il «Narcan» (ma esistono anche altre preparazioni con nomi commerciali meno noti che non sappiamo se siano disponibili, ndr) ed è in grado di bloccare nel giro di qualche secondo gli effetti dell'overdose, in particolare la depressione respiratoria, che può essere letale.

«Quando viene somministrato naloxone in vena a una persona in overdose per aver assunto oppiacei, questa esce dal coma rapidamente - spiega Gatti -. Se la persona non ha assunto oppiacei, invece, il farmaco non ha effetti di alcun genere e, comunque, può essere utile per escludere che chi si trova in quello stato abbia assunto droghe o farmaci di tipo oppiaceo. Bisogna tenere però il paziente trattato con naloxone in osservazione perché se gli oppiacei sono stati assunti in quantitativi particolarmente elevati si può verificare che il loro effetto perduri più a lungo di quello del farmaco e che quindi la persona ritorni in coma ed il naloxone, che si inietta in vena, vada ripetuto. Se la persona che esce dal coma è tossicodipendente, si sveglia in astinenza e per questo motivo può essere particolarmente difficile tenerla in osservazione perché grazie al naloxone tutto l'effetto dell'oppiaceo è stato tolto all'improvviso».

Inutile sottolineare che, se noi non lo troviamo in tante farmacie - che dovrebbero avere la possibilità di approvvigionarsi senza problemi di un farmaco salvavita (costo: un euro e 70 a fiala, ndr) - in quasi tutti gli stati Usa ora lo ritengono così essenziale che gradualmente stanno cercando di renderlo disponibile non solo nelle farmacie ma anche nei luoghi di aggregazione e nelle scuole.

«Eppure siamo stati noi i primi a capire l'importanza del farmaco, al punto che chi ne ha bisogno se lo può procurare senza ricetta da diversi anni - prosegue Gatti -. Negli Usa da poco hanno cercato di renderlo disponibile non solo in fiale da iniettare in endovena ma, ad esempio, attraverso spray nasali, più facili da utilizzare. Questo perché da loro c'è stato un numero di overdosi crescenti creato da un cattivo uso dei farmaci oppiacei utilizzati per la terapia del dolore, uso sbagliato che ha innescato anche una maggiore diffusione di eroina. E il prezzo del naloxone, conseguente a una maggior domanda, è skyrocketed, come dicono loro, cioè è andato alle stelle».

La nostra realtà sociale è molto diversa dinnanzi a quella del «gigante» Usa, ma va detto che in Italia nel 2014 sono morte per overdose 313 persone, quasi una al giorno: poco meno della metà di questi decessi è stata dovuta all'eroina. «E se i segnali provenienti da diverse zone d'Italia dove si riscontra un aumento dell'uso di eroina da parte di giovani e giovanissimi non sono solo aneddoti, c'è rischio che, purtroppo, di questo farmaco ce ne sia sempre più bisogno» conclude Gatti.