Canada, lo scandalo molestie si abbatte sulle Forze armate

Dal 2014, i media canadesi hanno ripetutamente denunciato la “cultura maschilista” dell’esercito e le “coperture” accordate dai vertici militari ai responsabili degli abusi

I reati sessuali perpetrati tra i ranghi dell’esercito canadese sarebbero più che raddoppiati rispetto allo scorso anno. A diffondere tale dato sono state le stesse Forze armate, comunicando alla stampa nazionale i risultati di un’indagine interna relativa all’integrità della condotta del personale militare in servizio. Lo Stato maggiore della Difesa ha promesso “tolleranza zero” nei confronti dei soggetti responsabili di molestie, ma i media sembrano nutrire forti dubbi sulla coerenza dei vertici delle Forze armate.

L’esercito di Ottawa ha recentemente pubblicato un rapporto, secondo il quale, da gennaio a settembre di quest’anno, le segnalazioni fornite da personale militare di sesso femminile sarebbero più che raddoppiate rispetto alla cifra registrata in tutto il 2017. Dagli accertamenti disposti dallo Stato maggiore è emerso infatti che, da gennaio a settembre del 2018, gli uffici disciplinari delle Forze armate hanno ricevuto 111 denunce per stupro e violenze a carico di soldati e ufficiali, mentre le testimonianze rilasciate lo scorso anno non sarebbero state più di 47. I vertici militari canadesi hanno precisato che le 111 segnalazioni, caratterizzate da “accuse estremamente gravi”, sono state subito sottoposte al vaglio della Corte marziale, affinché vengano avviati al più presto procedimenti penali nei riguardi dei responsabili degli abusi.

Oltre a questi racconti, attinenti a veri e propri “crimini sessuali”, le Forze armate avrebbero ricevuto, nello stesso arco temporale, altre 76 denunce. Queste ultime, ad avviso dello Stato maggiore, descriverebbero comportamenti “privi di rilevanza penale, ma comunque lesivi della dignità delle donne”. Le condotte censurate da tali testimonianze consisterebbero in apprezzamenti volgari, avances insistenti, battute oscene, esposizione di parti intime. Le Forze armate hanno poi sottolineato il fatto che tutte le segnalazioni ricevute nel 2018 sarebbero stare rese dalle vittime delle molestie in persona e non da terzi. Lo Stato maggiore ha quindi elogiato i militari di sesso femminile per il “coraggio” dimostrato nel raccontare “senza filtri” gli orrori subiti. L’esercito non ha però fornito dettagli sull'identità dei soldati e degli ufficiali menzionati nelle denunce.

Il Capo di Stato maggiore della Difesa, generale Jonathan Vance, commentando i risultati dell’indagine, ha dichiarato: “Il mio obiettivo è espellere in tempi rapidi dai nostri ranghi i soggetti responsabili di tali crimini orrendi. Questi episodi hanno arrecato un grave danno all’immagine delle Forze armate. Dobbiamo recuperare la fiducia dei Canadesi e ripristinare la fedeltà del personale militare verso i rispettivi superiori.”

L’offensiva mediatica nei confronti degli abusi perpetrati nelle file dell’esercito è iniziata nel 2014. In quell’anno, i settimanali Maclean's e L'actualité avevano accusato i vertici della Difesa di avere instaurato un “clima di omertà e connivenze” diretto ad assicurare “copertura totale” a soldati e ufficiali colpevoli di violenze sulle colleghe. Nel 2015, la moralità degli appartenenti alle Forze armate sarebbe stata messa nuovamente in discussione da un’indagine indipendente condotta, per conto del governo, da Marie Deschamps, ex giudice della Corte suprema canadese. Dagli accertamenti effettuati dalla Deschamps sarebbe infatti emersa la “cultura palesemente maschilista” dell’esercito, accusato allora dall’ex giudice di nutrire una “profonda ostilità” verso il personale femminile e di “lasciare da sole” le donne vittime di molestie.