Gli Usa riconoscono Juan Guaidó "legittimo presidente del Venezuela"

Il trentacinquenne speaker del parlamento di Caracas ha indetto un’“imponente manifestazione anti-Maduro” per il prossimo 23 gennaio

Il governo Usa ha ufficialmente auspicato in questi giorni l’“uscita di scena” di Maduro. Le autorità federali hanno infatti dichiarato il loro “appoggio” a Juan Guaidó, leader dell’opposizione antichavista. Quest’ultimo è stato infatti riconosciuto da Washington “legittimo capo dello Stato venezuelano”.

Il dipartimento di Stato di Washington, mediante una nota rilasciata di recente, ha infatti proclamato Guaidó, attuale speaker del parlamento di Caracas, “presidente ad interim” della nazione sudamericana. Il comunicato, diramato a pochi giorni dall’inizio ufficiale del secondo mandato di Maduro alla guida della repubblica bolivariana, definisce contestualmente l’insediamento dell’esponente chavista come “irregolare”, in quanto frutto delle “elezioni-farsa” dello scorso maggio.

Il dicastero guidato da Mike Pompeo, tramite la nota in questione, assegna quindi allo speaker dell’assemblea nazionale il compito di attuare una “pacifica transizione democratica” nel Paese latinoamericano e gli assicura, nell’adempimento di tale missione, il “costante aiuto” delle autorità federali.

Poco dopo la pubblicazione del comunicato, il “pieno sostegno” di Washington nei confronti di Guaidó è stato ribadito da Robert Palladino, portavoce del dipartimento di Stato. Egli ha infatti dichiarato: “Il popolo venezuelano ha l’inalienabile diritto di vivere in un Paese libero e di godere degli istituti tipici della democrazia. È tempo che in tale nazione inizi un’ordinata transizione verso lo Stato di diritto. Gli Stati Uniti sostengono quindi gli sforzi intrapresi dal presidente dell’assemblea nazionale di Caracas affinché il Venezuela torni ad avere delle istituzioni realmente democratiche e un futuro di speranza per il rispettivo popolo. Il governo federale continuerà in ogni caso a sfruttare la propria forza economica e diplomatica per fare in modo che nella nazione sudamericana venga al più presto ripristinata la libertà.”

L’appoggio di Washington nei confronti dell’avversario di Maduro è stato in seguito espresso direttamente dal segretario di Stato Pompeo, in questi giorni in visita ufficiale negli Emirati Arabi Uniti. L’esponente dell’amministrazione Trump ha infatti incoraggiato Guaidó, “legittimo presidente” della repubblica bolivariana, a “guidare il Venezuela verso la piena democrazia”. Egli ha poi precisato davanti ai media Usa di avere già “avviato contatti” con lo staff dello speaker del parlamento di Caracas, al fine di concordare una “strategia” diretta a “mettere fine in tempi rapidi alla leadership chavista”. Il sostegno manifestato dal capo della diplomazia “a stelle e strisce” all’indirizzo dell’attivista anti-Maduro è stato subito presentato da John Bolton, consigliere della Casa Bianca per la Sicurezza nazionale, come una decisione “autorizzata direttamente dal presidente Trump”. Dopo la presa di posizione di Pompeo, anche Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani, ha riconosciuto Guaidó “legittimo presidente del Venezuela”.

Il trentacinquenne esponente antichavista, all’indomani dell’insediamento di Maduro, si è proclamato “capo dello Stato” in virtù delle disposizioni della Costituzione bolivariana. In base agli articoli di quest’ultima, la carica di presidente della repubblica passa automaticamente allo speaker dell’assemblea nazionale qualora il candidato uscito vincitore dal voto popolare dovesse venire indiziato di “frodi elettorali”. Sulle presidenziali dello scorso maggio, le quali decretarono la schiacciante vittoria di Maduro, gravano infatti accuse di “brogli”, avanzate principalmente dagli Stati latinoamericani riunitisi nel “Gruppo di Lima”.

Guaidó ha quindi esortato l’erede di Chávez a “farsi da parte” e ha incoraggiato la popolazione a dare vita a una “grande mobilitazione per la libertà”. L’autoproclamatosi “capo dello Stato ad interim” ha infatti indetto un’“imponente manifestazione di protesta” per il prossimo 23 gennaio. Il giorno scelto dallo speaker del parlamento per “dare la spallata a Maduro” è lo stesso in cui, nel 1958, una sollevazione popolare rovesciò il regime del generale Marcos Pérez Jiménez.

Commenti

cir

Lun, 14/01/2019 - 13:56

se e' riconosciuto dagli USA , senza dubbio e' un poco di buono..

bengaltiger

Lun, 14/01/2019 - 14:15

Gerry Freda, sono allibita, lei ha omesso nel suo articolo il fatto gravissimo avvenuto ieri ovvero l'arresto da parte del SEBIN, il corpo di polizia dell'intelligence venezuelana, di Juan Guaidò. Juan Guaidò non è "leader dell'opposizione" ma un componente di uno dei partiti dell'opposizione, e attuale capo del Parlamento. E' stato liberato un'ora più tardi e questo lascia capire e immaginare una serie di cose... @cir : non è solo l'USA a riconoscerlo, ma, oltre alla Organizzazione degli Stati Americani, anche tutto il gruppo di Lima, composto da ben 14 stati tra cui Argentina, Canada, Cile, Colombia, ecc, i quali, insieme all'Unione Europea, disconoscono Maduro come Presidente del Venezuela.

cir

Lun, 14/01/2019 - 18:21

bengaltiger .. nulla di nuovo . e' normale che gli usa ed i loro lecchini non roconoscano in rappresentanti di certi paesi " canaglia" , chissa' perche ??? Ci sono alcuni paesi che non ubbidiscono, sette paesi senza una Banca Centrale di proprietà o controllata dai Rothschild: Afghanistan Iraq Sudan Libia Cuba Corea del Nord Iran

Divoll

Lun, 14/01/2019 - 18:45

Si puo' avere qualunque opinione di Maduro, ma non e' questa una pesantissima intrommissione negli affari interni di un altro stato sovrano? Poi si mettono a criticare la Russia...

Divoll

Lun, 14/01/2019 - 18:47

@ bengaltiger - Nessuno ha diritto di distribuire "riconoscimenti" di valenza politica a nessuno, tranne gli elettori di quel paese. O il diritto internazionale e', per lei, un'opinione, come per Washington?

bengaltiger

Mar, 15/01/2019 - 10:15

cir, Divoll: per quanto mi riguarda mi è chiaro che i vostri giudizi sono di una superficialità disarmante, di persone non informate sui vari aspetti di questa vicenda, inclusi quelli giuridici e di sfondo costituzionale di questo paese.