Nicosia resta in carcere: la decisione del Gip

L'assistente parlamentare e dirigente dell'Osservatorio internazionale dei diritti umani rimarrà in carcere. Lo ha deciso il Gip che ha convalidato l'arresto

Resta in carcere Antonello Nicosia, l'ex assistente parlamentare arrestato tre giorni fa dalla guardia di finanza e dal Ros. Per lui l'accusa è di associazione mafiosa e favoreggiamento. Lo ha deciso il gip di Sciacca (Agrigento) dopo l'udienza di convalida. Il giudice per le indagini preliminari, ha convalidato anche il fermo del boss di Sciacca Accursio Dimino. Accolta la richiesta di custodia cautelare in carcere, avanzata dai pm della Dda di Palermo.

Il gip di Sciacca ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare per tutti e 5 i fermati dell'operazione "Passepartout". Il fascicolo è stato nuovamente inviato ai colleghi di Palermo. L'indagine è coordinata dall'aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Francesca Dessì e Calogero Ferrara. Secondo l'accusa, l'esponente dei Radicali, grazie al suo incarico ottenuto dalla parlamentare Giuseppina Occhionero, deputata di Italia Viva e con un passato in Liberi e Uguali, avrebbe fatto da "messaggero" con alcuni detenuti di mafia in carcere.

Nicosia volto noto in Sicilia, soprattutto tra la provincia di Agrigento e quella di Trapani, conduceva il programma "Mezz'ora d'aria". Dirige anche l'Osservatorio internazionale dei diritti umani. Secondo alcune intercettazioni, Nicosia avrebbe insultato la memoria del giudice Giovanni Falcone. Definendo la sua morte "un incidente sul lavoro". Durante un'intercettazione, l'assistente parlamentare, propone addirittura il cambio del nome dell'aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo. Secondo i pm sfruttando il baluardo dell'appartenenza politica, ha addirittura portato avanti l'ambizioso progetto di alleggerire il regime detentivo speciale del 41 bis. O di favorire la chiusura di determinati istituti penitenziari giudicati inidonei a garantire un trattamento dignitoso ai reclusi.

Il progetto di Nicosia di uccidere un imprenditore

Secondo le indagini, "giungeva persino a progettare un omicidio, unitamente al presunto boss di Sciacca Accursio Dimino, in danno di un facoltoso imprenditore di Sciacca. Nell'intercettazione del 29 gennaio 2018, Accursio Dimino e Antonino Nicosia, progettavano la commissione dell'omicidio. "Cavataio, un'altra cosa inutile". Parlano di un imprenditore, con interessi economici anche nel nord Africa. Accursio Dimino e Nicosia, che stavano organizzando una trasferta negli Stati Uniti, ipotizzavano di passare per il Marocco e compiere là l'omicidio. "Facciamocelo un giro lì in Marocco e ce lo chiamiamo", diceva durante la conversazione intercettata Dimino. Per il mafioso, la cosa da fare era "levarlo di mezzo". E per loro il posto migliore dove farlo era il Marocco. Nicosia diceva "lì problemi non ce ne sono". In Marocco avrebbe avuto il vantaggio di ostacolare l'identificazione, il movente dell'omicidio e le indagini.