Da questa mattina è in corso la comunicazione di ordinanza cautelare per diversi soggetti coinvolti a vario titolo nella manifestazione del 31 gennaio a Torino, quando la città è stata messa a ferro e fuoco contro la chiusura del centro sociale Askatasuna. I provvedimenti sono 16 e arrivano a conclusione dell’attività investigativa condotta dalla locale Digos, e coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, e prevedono custodia in carcere, arresti domiciliari, divieto di dimora a Torino e obbligo di presentazione quotidiano alla polizia giudiziaria.
Furono oltre 100 i poliziotti e gli operatori delle forze dell’ordine feriti in quella giornata, durante la quale si ricorda l’assalto all’agente Alessandro Calisti, accerchiato, preso a calci, pugni e colpito perfino con delle martellate dagli antagonisti. Circa un mese fa sono state eseguite 14 perquisizioni in diverse province italiane e la procura di Torino ha notificato 19 decreti di fissazione degli interrogatori preventivi. Tra i reati ipotizzati contro gli indagati figura anche il tentato omicidio, contestato a un antagonista per l’incendio di un mezzo della polizia con un agente a bordo, che si salvò solamente grazie all’intervento di due operatori delal Guardia di Finanza, che riuscirono a trascinarlo via dal blindato prima che fosse troppo tardi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 31 gennaio gruppi di manifestanti a volto coperto avevano lanciato pietre, bottiglie, razzi, bengala e bombe carta contro gli agenti, allestendo anche barricate con cassonetti incendiati. Durante i disordini un mezzo del reparto mobile era stato dato alle fiamme mentre un agente si trovava a bordo.