I vecchi Meetup soppiantati dai social Così il Movimento si è scollato dalla base

Il sistema Rousseau ha preso il sopravvento sui circoli locali Ma per rispondere ai territori non basta una politica virtuale

«Chi ha notato il fenomeno dei meetup sempre meno utilizzati?», scriveva mesi fa un militante sulla piattaforma che per anni è stato l'aggregatore dei Cinque Stelle. I Meetup, nucleo di base che sostituiva i classici circoli degli altri partiti, hanno plasmato il Movimento ma da mesi vanno svanendo, soppiantati dall'efficientismo tecnologico imposto dalla scelta del sistema «Rousseau» di Casaleggio. E così il Movimento che si consolida ai vertici, potendo contare ora su una nutrita pattuglia di eletti a tutti i livelli, diventa sempre più immateriale alla base. E tra l'altro proprio la presenza di tanti rappresentanti battezzati dalle urne ha contribuito a indebolire i Meetup, visto che ora sono gli eletti gli unici autorizzati a parlare per l'M5s e non più i Meetup. C'è anche questa mutazione genetica tra le cause della disfatta grillina alle amministrative. Una crescente virtualità che non giova alla battaglia delle piccole cose concrete che si combatte nel voto locale.

Ma non solo. A pesare, insieme alle divisioni interne, c'è anche il meccanismo delle liste multiple che Grillo oggi ha cercato, nella sua analisi del voto di ieri, di girare come elemento di immagine a proprio favore. «La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti. Senza di loro il Pd di Renzi altro che sindaci: avrebbe faticato a mettere anche solo qualche consigliere comunale», ha detto il comico a capo dei pentastellati. Una classica rivendicazione di purezza tipicamente grillina, che però qualche malumore lo ha provocato anche all'interno del Movimento. Nelle chat grilline ha fatto discutere il caso di Lucca, dove perfino il candidato di Casapound, che si è presentata con diverse liste d'appoggio, ha preso più voti dei Cinque Stelle. Il meccanismo è noto e si gioca tutto sul potere della vanità: chi è candidato in una lista d'appoggio, anche se sa che non entrerà mai in consiglio comunale, spinge ai seggi almeno i familiari e amici, non fosse altro per evitare di fare una figuraccia. Con centinaia di candidati, si produce un moltiplicatore che pesa non poco sul risultato finale, specie in città medio-piccole. La possibilità di sfruttare questa dinamica è stata discussa anche tra i grillini e bocciata, in nome di una presunta purezza del simbolo e oggi si fanno i conti di quella scelta.

Ma non è una linea dettata dal caso. Casaleggio vuole cambiare il Movimento, farlo crescere di livello coinvolgendo personaggi di maggior spessore che vengano dalla società civile. Invece a livello locale il M5s fatica a trovare figure credibili. Basti vedere a cosa è successo a Roma, dove la giunta, a un anno di distanza dal suo insediamento, non ha ancora completato il proprio organico. E nelle sfide locali, la credibilità del candidato sindaco e della squadra risulta decisiva. Per questo Grillo è meno preoccupato di quanto i numeri del flop giustificherebbero. Alle politiche ci sarà solo una faccia. La sua.

Commenti

manfredog

Mar, 13/06/2017 - 10:13

..'si è scollato alla base'..!!..e vorrei vedere..!!..con tutto quel..Movimento..!! mg.