Via libera della Camera al Codice Rosso: astenuti solo Pd e Leu

Applausi, fiori e nastrini alla Camera dopo il via libera al disegno di legge Codice Rosso: misure di contrasto alla violenza sulle donne e norme sul revenge porn

Con 380 voti favorevoli, nessun contrario e 92 astenuti (Pd e Leu) la Camera dà l'ok al disegno di legge Codice Rosso che prevede misure per contrastare la violenza sulle donne. Tutta la maggioranza in piedi per applaudire il risultato ottenuto: i deputati del Movimento 5 Stelle hanno messo dei fiori rossi nei calamai dei loro banchi; quelli della Lega hanno indossato un nastrino rosso. Il testo ora passa al Senato.

Il ministro dell Giustizia Alfonso Bonafede sui propri profili social ha così commentato il successo: "Non c’è più tempo da perdere. La cronaca ci ricorda in modo spietato, ogni giorno di più, la portata e la drammaticità del problema. I numeri sono allarmanti. Intervenire è dovere morale delle istituzioni. Con questa legge, le donne che trovano il coraggio di denunciare avranno una risposta immediata dallo Stato. Adesso il testo passa al Senato: l’auspicio è che si possa giungere celermente all’ok definitivo".

Soddisfatta anche il Ministro della Pubblica Amministrazione: "Codice Rosso approvato alla Camera. Grazie a Michelle Hunziker, amica generosa e sensibile, che ha messo il suo slancio, la sua intelligenza, la sua passione al servizio di una causa importantissima. Vittoria per tutti".

Revenge porn

Stop al revenge porn: rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5000 a 15.000 euro chiunque procederà con la diffusione di foto o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso. Inasprimento della pena nel caso in cui l'autore della vendetta è il coniuge (indipendentemente se separato o divorziato), un ex o se i fatti avvengono mediante strumenti informatici.

Fino a 12 mesi per denunciare

Una donna ora avrà fino a 12 mesi di tempo (anziché 6) per denunciare una violenza sessuale. Esulta Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera: "Sono davvero soddisfatta che l’emendamento a mia prima firma sul Codice rosso sia stato approvato. Spesso sei mesi non sono sufficienti alle vittime di questi abusi per metabolizzare quello che è accaduto e trovare la forza di denunciare. Non è semplice farlo per molteplici motivi: a volte perché la donna fa fatica ad accettare di aver subito violenza, a volte perché le violenze non sono solo fisiche, ma anche psicologiche. Spesso inoltre per denunciare le vittime devono avere quella forza che nell’immediato può mancare". Risulta necessario rendere giustizia anche "a quelle donne che non sono riuscite, per tutta una serie di motivazioni che non possiamo né dobbiamo giudicare, a farlo immediatamente. Rendere giustizia, è quello che serve alle donne per sentirsi tutelate dallo Stato".

Le indagini

Entro 3 giorni "il pubblico ministero deve assumere informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato la denuncia". La polizia giudiziaria dovrà informare - anche in forma orale - immediatamente il pubblico ministero circa le notizie di reato di cui venga a conoscenza.

I corsi di formazione

Inoltre la norma prevede che la Polizia di Stato, l’Arma dei carabinieri e il Corpo di Polizia penitenziaria entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge attivino specifici corsi (la cui frequenza sarà obbligatoria) destinati al personale individuato dall’amministrazione di appartenenza.

Il braccialetto elettronico

Può essere prevista anche l'applicazione del braccialetto elettronico "con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa". Il giudice può prescrivere procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, quando ne abbia accertato la disponibilità da parte della polizia giudiziaria.

Botte in famiglia e sfregi

La reclusione passa dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni per maltrattamenti contro familiari o conviventi; se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di un disabile oppure se l'aggressione è armata, la pena viene aumentata fino alla metà. Il responsabile di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l'aspetto è punito con la reclusione da otto a quattordici anni; ergastolo se lo sfregio comporta la morte la morte della vittima. Permessi premio e ulteriori tipologie di benefici saranno più difficili da ottenere dai condannati.

La divisione sulla castrazione chimica

Non sono state assolutamente tranquille le ore antecedenti il voto, che hanno visto nuovamente una divisione della maggioranza alimentata dall'ordine del giorno di Fratelli d'Italia riguardo la castrazione chimica: era stato chiesto al governo di impegnarsi ad adottare inizative volte all'introduzione della possibilità di "subordinare alla castrazione chimica la concessione della sospensione condizionale della pena in caso". L'Odg è stato votato solamente da FdI e Lega; M5S contrario assieme a Pd e Forza Italia: i voti a favore sono stati 126, 383 i contrari, un astenuto.