La truffa dell'immondizia: i Comuni gonfiano la Tari

Il governo smaschera i sindaci. Ci sono calcoli errati e in alcuni casi si è versato addirittura il doppio

Buona notizia per i contribuenti, brutta per i Comuni alle prese con bilanci sempre più magri e spese che lievitano. Ci si è messo anche il ministero dell'Economia a remare contro sindaci e assessori, dando ragione a chi da mesi dice che molti comuni stanno applicando un metodo sbagliato per calcolare la Tari.

Un errore costato caro ai contribuenti che si sono visti arrivare una tassa aumentata, in alcuni casi raddoppiata, ma che adesso rischia di ritorcersi contro le amministrazioni locali, visto che le somme impropriamente incassate vanno restituite.

La vicenda della Tari gonfiata si trascina da tempo. Nel 2014 debutta la tariffa sui rifiuti che prende il posto della vecchia tassa e deve essere applicata distinguendo una quota fissa da una variabile.

Quest'ultima va calcolata in base al numero di persone che occupano l'immobile. Alcuni comuni l'hanno calcolata per ogni pertinenza, quindi, oltre che per l'abitazione principale, anche per cantine e garage, con il risultato di un importo moltiplicato. Altro errore frequente quello di vecchie abitazioni con diversi subalterni catastali. Gli uffici tributi hanno applicato la Tari variabile a ogni superficie, moltiplicando l'importo.

Nei mesi scorsi le cronache locali hanno registrato rivolte dei cittadini per gli aumenti ingiustificati. Alla fine di ottobre il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta ha chiarito la posizione del governo rispondendo a un'interrogazione parlamentare di Emanuele Scagliusi (M5S).

La parte variabile, ha spiegato Baretta, «dipende dai quantitativi di rifiuti prodotti dalla singola utenza». Quindi, «se una singola utenza è composta da un appartamento, un garage e una cantina, la parte variabile va considerata una sola volta e, di conseguenza, un diverso modus operandi da parte dei Comuni non trova alcun supporto normativo».

Una tegola per i Comuni che hanno applicato la Tari potenziata. Nella lista delle città tartassate sui rifiuti spicca Milano. Ieri - sull'onda di un ritorno del tema sui siti internet di informazione e sui social network - il sindaco Giuseppe Sala ha assicurato che «ci sarà senz'altro un rimborso per chi ha pagato più del dovuto, adesso vedremo caso per caso».

«Plaudiamo alla promessa del sindaco e proponiamo che le somme dovute ai milanesi vengano restituite con un semplice conguaglio con la prima rata Tari 2018», ha commentato Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale di Forza Italia.

Tra le altre città, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari. Napoli ha già passato qualche guaio con la Tari con la recente condanna del Comune a riconoscere a un cittadino una riduzione del 40% della Tari «a causa dell'assenza del servizio di raccolta durante una delle tante crisi del servizio», ha ricordato il presidente del Movimento Difesa del Cittadino, Francesco Luongo, che sul caso Tari variabile parla di «un artificio contabile ai limiti della truffa».

La Tari, aggiunge Luongo, «è tra i balzelli più odiati dai cittadini perché, di fatto, è una vera patrimoniale sui metri quadri della propria casa a prescindere dalla produzione di rifiuti e dal servizio di raccolta e smaltimento spesso inefficiente o assente».

La parola ora passa alle amministrazioni comunali. Oppure ai giudici, visto che molti sindaci potrebbero decidere di non cercare una soluzione per tutti, ma affrontare le singole richieste di rimborso. Per Unitalia, la Federazione delle aziende di ambiente, acqua e energia serve un'autorità indipendente che uniformi le regole e metta fine agli errori, che con le norme in vigore sono sempre possibili.

Sempre che i sindaci non preferiscano mantenere la possibilità di sbagliare. Per fare cassa a danno dei contribuenti.