Quegli intellettuali «rossi» ostaggio di lobby e padroni

È convinzione pressoché comune che in Italia domini l’egemonia culturale della sinistra. Gli intellettuali infatti che si proclamano di sinistra sono moltissimi (anche se oggi un po’ depauperati dalle dimissioni di Asor Rosa). Dovrebbe di conseguenza risultare di sinistra anche la loro produzione culturale.
Francamente su questo punto è lecito avanzare qualche riserva poiché a un attento esame delle loro opere non è facile trovare massiccia traccia di una impostazione marxista e in ogni modo di sinistra. Pare piuttosto al comune osservatore il prevalere di una visione borghese della vita, un utilitarismo sospetto ed erotismo o addirittura pornografia sempre in agguato.
Se questa osservazione dovesse, come crediamo, trovare conferma, ci sarebbe da concludere che di sinistra c’è, almeno in maggioranza, solo l’auto-proclamazione. Molti romanzi per esempio sono dettati dall’edonismo o dal culto della violenza, alcuni sono addirittura decadenti, espressioni di una cultura al tramonto.
Non sembri azzardato affermare che l’unico e dirompente tentativo anti-borghese fu il futurismo, ma esso era tutt’altro che di sinistra. Persino il neorealismo non ha retto al passare degli anni, il cinema addirittura divenne in breve contraddittoriamente «magico» proprio ad opera di chi ne era stato il padre.
Passano come di sinistra le opere impegnate, spesso proprio nel cinema; molte tuttavia si rivelano così tendenziose da offuscarne l’arte.
Questo non vieta che la produzione culturale sia quasi tutta nelle mani dei sedicenti intellettuali di sinistra, compresa l’industria libraria che alcuni «padroni» hanno affidato loro in subappalto. Se la cultura di sinistra non è, nelle sue opere, cosi egemone come si crede, essa è tuttavia gestita da una potente lobby, da una sorta di associazione di mutuo soccorso circondata da una rete di protezione che impedisce l’ingresso a chi ne è politicamente fuori. Da questa esclusione è nata in parte la diceria dell’inesistenza o dell’inferiorità del cosiddetto intellettuale di destra.