Il film del weekend: "Mission Impossible - Rogue Nation"

Tom Cruise al centro di un vortice di action e ironia in quello che è l'episodio più riuscito della saga

A diciannove anni dal primo "Mission Impossible", firmato Brian De Palma e con protagonista un Tom Cruise poco più che trentenne, il franchise non solo è più vivo che mai ma ci regala quello che è il miglior capitolo della saga. "Mission Impossible - Rogue Nation", questo il titolo dell'episodio attualmente in sala, è intrattenimento di alto livello: un thriller di spionaggio divertente e piacevole che vanta almeno tre grandi scene d'azione da antologia.

Ethan Hunt (Tom Cruise) è sulle tracce di una pericolosa organizzazione criminale chiamata "Sindacato", che mira a generare il caos mondiale attraverso attentati terroristici, quando l'IMF, la sua squadra (Simon Pegg, Jeremy Renner, Ving Rhames), viene smantellata dal Governo degli Stati Uniti perché ritenuta eccessivamente pericolosa. Si trova quindi a proseguire la sua indagine illegalmente, da fuggitivo e con la CIA alle calcagna. Avrà salva la vita in due occasioni grazie ad un'ex-spia britannica, Ilsa Faust (Rebecca Ferguson), della cui lealtà avrà comunque motivo di dubitare.

Dall'inizio alla fine lo spettatore è lieto ostaggio di una trama corposa e ben scritta, frutto di una sceneggiatura attenta. Le acrobazie, temerarie e cariche di realismo, confermano Cruise come divo indiscusso del genere action. Non è da meno l'attrice che interpreta nella pellicola la sua alter-ego, la svedese Rebecca Ferguson, capace di sorprendere per charme e bravura: sembra incarnare in un unico personaggio la summa delle migliori bond-girl d'annata. Ottima la scelta di non erotizzare troppo il rapporto tra le due spie protagoniste: l'attrazione tra loro si percepisce come qualcosa di sospeso e intrigante, ma mai di invadente al punto da distrarre dalla vicenda centrale.

Christopher McQuarrie, (Oscar per "I soliti sospetti"), ha scritto e diretto questo episodio dotandolo di elementi ricorrenti nella saga come i gadget futuristici e i doppi-giochi, ma ha enfatizzato fin dalla sequenza d'apertura la volontà di lasciare più spazio a ironia e senso dell'umorismo. Preziosa a questo proposito la presenza di una spalla comica come Simon Pegg. Il regista, inoltre, ha scelto di limitare l'impiego di green-screen e stunt nella realizzazione delle scene più pericolose, ammantando quindi di toni leggendari il contributo del sempreverde e carismatico Cruise. Non c'è dubbio che la sequenza all'opera di Vienna in cui si assiste a un combattimento corpo a corpo sulle note di Puccini, la scena della rapina subacquea e l'inseguimento in moto a Casablanca declinino in maniera diversa, ma altrettanto infallibile, l'accezione del termine mozzafiato. Dal punto di vista musicale, è affascinante che, pur non rinunciando al famosissimo tema-brand della saga, nei punti salienti della pellicola si continui a giocare in sottofondo con le note della Turandot. Il pubblico dimentichi pure le cacofoniche abbuffate di effetti speciali, senza capo né coda, che spesso dominano il botteghino e si riappacifichi con lo stile, perché questo, tra i film del suo genere, ne ha da vendere.