Morgan non ricorda il colore degli occhi della figlia Lara: gelo in studio

Morgan, ospite di Live!, ha ammesso di non aver visto la figlia Lara dopo la domanda che gli è stata posta dalla ex Jessica Mazzoli: "Di che colore sono i suoi occhi?"

È stato uno degli ospiti più attesi della quarta puntata di Live! e Morgan si è trovato a discutere delle sue assenze da padre nei confronti delle figlie avute da Asia Argento e Jessica Mazzoli.

Proprio quest’ultima era stata protagonista di un appuntamento con Domenica Live e aveva accusato il cantautore di aver visto solo due volte la bambina nata durante la loro breve relazione. Morgan, che ha scelto il salotto di Barbara D’Urso per rigettare parte della accuse della Argento e della Mazzoli, ha confermato di voler continuare a fare il padre e tacciato le sue ex compagne di essersi rivoltate contro di lui solo quando non è più stato in grado di sborsare il denaro necessario per il sostentamento delle bambine.

La D’Urso, però, ha messo Morgan a dura prova e mostrato un video in cui la ex Jessica Mazzoli gli chiedeva di quale colore fossero gli occhi della figlia Lara. Una domanda alla quale il cantautore ha risposto con fatica, ma negli studi di Canale 5 è calato il gelo quando lui ha ammesso candidamente di non ricordare il viso della bambina. “Sono marroni...Io non so nemmeno di che colore siano i miei occhi, però quelli della bambina sono chiari...Marrone chiaro? – ha continuato a chiedersi Morgan, in evidente difficoltà -. Non sono stato molto attento a questa cosa ed è grave da parte mia. La verità è che non ho visto mia figlia!”.

Commenti
Ritratto di cicciomessere

cicciomessere

Gio, 04/04/2019 - 09:53

La risposta e' --> 71

Ritratto di alfredido2

alfredido2

Gio, 04/04/2019 - 12:23

Quando ci libererete da questo individuo ,diseducativo in tutti I sensi ?

Ritratto di moshe

moshe

Gio, 04/04/2019 - 13:06

... sarà stato fatto più del solito ... la cosa vergognosa è che ce lo propinano continuamente

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zocchi

Gio, 04/04/2019 - 13:25

proprio la sola figura di M, che si merita