Sag Awards 2017, Hollywood silura Trump

Sono state molte le star, ospiti ai Sag Awards 2017, a scagliarsi contro il neopresidente Donald Trump: in particolare, Hollywood protesta per le limitazioni imposte agli immigrati di alcune nazioni musulmane

Hanno nomi diversi, provenienze diverse, motivazioni diverse. Ma sono sempre di più. Le star del cinema e della televisione americana che contestano Donald Trump aumentano, dopo il discorso di Meryl Streep ai Golden Globe. Ieri, durante la premiazione dei Sag Awards, le contestazioni di Hollywood al neopresidente sono state varie e accese.

La ragione fondamentale è il ban voluto dal Presidente, che ha colpito alcuni Paesi a maggioranza musulmana, e che impedirà - se nulla dovesse cambiare - al regista iraniano Asghar Farhadi di presenziare alla cerimonia degli Oscar e sostenere il suo "The Salesman", candidato come Miglior Film Straniero. È soprattutto su questo che si sono focalizzati premiati e ospiti dei Sag, ognuno con una modalità diversa.

Come Simon Helberg, con la moglie Jocelyne Towne: l'attore di "The Big Bang Theory", che ha da poco recitato in "Florence" proprio accanto a Streep, ha portato con sé un cartello di benvenuto ai rifugiati, mentre la moglie aveva scritto sulla scollatura un invito a lasciar entrare tutti negli Usa.

La protesta si è scatenata, peraltro, per ragioni diverse. Vi sono le motivazioni di Julia Louis-Dreyfus, che ha ricordato come il padre sia giunto negli Stati Uniti fuggendo dalla persecuzione dei nazisti. Vi sono poi quelle di Taylor Schilling: il successo di "Orange Is the New Black", in cui è protagonista, si regge su un equilibrio corale, sulla bravura delle sue colleghe che vengono da ogni parte del mondo, anche e soprattutto da Paesi a maggioranza musulmana. Ma anche Sarah Paulson ha voluto opporsi a Donald Trump: in quanto membro della comunità Lgbt, ha inneggiato in sala stampa all'inclusione.

Le parole più accorate sono giunte, però, da Ashton Kutcher, il quale ha aperto la cerimonia. Kutcher è sposato con l'attrice Mila Kunis, giunta negli Stati Uniti come rifugiata dall'Ucraina quando ancora la Russia era Unione Sovietica. "Buonasera compagni, membri dei Sag e tutti voi da casa e ognuno negli aeroporti che appartengono all'America - ha detto Kutcher - Siete parte di un tessuto fatto di chi siamo e di chi amiamo e vi diamo il benvenuto".