Will Smith collega di un orco vuole arrestare tutti i razzismi

La star fa il poliziotto in una Los Angeles fantasy tra fate ed elfi. "Descriviamo i difetti della società"

«È Training day che incontra Il Signore degli Anelli». Così Will Smith ha presentato a San Diego Bright, il nuovo film, prodotto da Netflix, che segna una rinnovata collaborazione fra l'ex principe di Bel-Air e il visionario regista David Ayer, lo stesso che lo ha diretto in Suicide Squad.

«La storia - spiega l'attore - è ambientata a Los Angeles, in un pazzo, pazzo mondo, dove uomini e creature fantastiche convivono. Il mio personaggio è un poliziotto del dipartimento di Los Angeles che è in squadra, a pattugliare la città, con un orco. Il primo orco impiegato il polizia. È fantastico, per un afro-americano come me, trovare qualcuno contro cui essere razzista», scherza.

Il punto forte di Bright pare essere proprio questo: raccontare la divisione, il razzismo, quando al mondo non ci sono soltanto bianchi o neri, asiatici o musulmani, ma anche fate, orchi, elfi e ogni altra possibile variante di creature fantastiche. «È grandioso avere un mondo spettacolare di tale vastità e comunque ridurre la storia a qualcosa di molto semplice ed umano, come può essere un pregiudizio». L'orco che fa coppia con Will Smith su un'auto della polizia per le strade di Los Angeles è interpretato da Joel Edgerton, truccato in modo da essere irriconoscibile. «Il mio personaggio - dice - è solo un ragazzo che cerca disperatamente di piacere. Cosa non facile se sei un orco...».

Nel mondo fantastico di Bright ci sono varie classi sociali. Gli elfi sono al vertice, la classe dominante. «Quel famoso uno per cento», sottolinea il regista David Ayer. Gli umani stanno in mezzo, sono i colletti blu, mentre gli orchi sono il proletariato, coloro che lavorano sodo, scavano buche, costruiscono le strade e le case, ma vengono fermati dalla polizia. «Vi dice niente questo scenario? - scherza Will Smith -. Quella descritta da Bright è una bella gerarchia sociale, analizzata con grande maestria da David. È come una fotografia, perfetta e definita, del nostro mondo. Senza pistolotti noiosi, il film descrive tutti gli strati e i difetti della nostra società. Le creature che popolano il mondo di Bright hanno le legittime aspirazioni e i normali problemi di tutti. Alla fine tutti vogliamo soltanto vivere una buona vita, no?». Quello del razzismo, latente e sempre presente nella società americana, è un tema che a Will Smith sta molto a cuore, sin dagli inizi della carriera. Uno dei primi episodi de Il principe di Bel-Air, la serie tv che negli anni Novanta lo rese famoso in tutto il mondo, raccontava di un controllo della polizia, su un'auto guidata dal cugino Carlton. Mentre il cugino tenta di spiegare il legittimo possesso di quell'auto non sua, Willy scende e si sistema sul cofano, mani dietro la schiena, pronto a essere arrestato. «Non importa come stanno realmente le cose - diceva Willy al cugino - se sei nero e stai guidando una bella macchina in un quartiere elegante, preparati a essere arrestato». Allora, quell'episodio fece scalpore: negli anni '90 certi temi non si discutevano in commedie leggere in tv.

Il Will Smith di oggi però fa una distinzione fra razzismo e pregiudizio: «Il razzismo è piuttosto raro, il pregiudizio è ovunque. Tutti hanno preferenze e queste sono generalmente determinate dalle tue esperienze di vita. In generale le bionde vengono preferite alle more e se per strada, di notte, incontri un uomo con la pelle scura ti fa più paura che se incontri un uomo bianco. Questo è pregiudizio. Il razzismo è diverso, implica il pensiero che la tua razza è superiore alle altre. Quando incontro un vero razzista me ne allontano immediatamente. Ma non accade spesso. Il più delle volte si tratta di pregiudizi e i pregiudizi vengono resi innocui con la conoscenza». Anche Bright dunque può contribuire a questo fine e sia Will Smith che David Ayer ringraziano Netflix per aver dato loro la libertà creativa necessaria per realizzare il film come volevano. «Abbiamo avuto carta bianca, non succede così spesso ma è l'unica maniera per riuscire a esprimere se stessi e fare lavori di qualità», ha detto il regista.

Smith aveva già speso parole di elogio verso Netfix anche a Cannes, dove era membro della giuria, e ora ribadisce il concetto: «Stiamo assistendo a una nuova maniera di creare e consumare spettacolo e non vedo come tutto questo possa essere un problema, anzi. I film che i ragazzi vanno a vedere al cinema sono diversi dai prodotti che guardano su Netflix. Sono due mondi che non s'incontrano e che quindi non si danno fastidio».