Kassai fischia un rigore in Tv: la moviola entra nella storia

L'arbitro ungherese assegna il primo penalty con la «Var» Ma non evita le proteste: passano 3 minuti dal fallo al gol

La moviola in campo esiste, e non solo in via sperimentale come in Serie A. Il rigore assegnato alla squadra giapponese del Kashima Antlers nel Mondiale per club passerà alla storia del calcio come il primo della «Var», la Video Assistant Referees. Si era sullo 0-0 della semifinale con i colombiani dell'Atletico Nacional quando Berrio, sugli sviluppi di una punizione battuta da Shibasaki, ha sgambettato Daigo Nishi all'interno della propria area. Per l'arbitro, l'ungherese Kassai, un'azione come tante. Invece no. A distanza di 20 secondi l'olandese Makkelie, il collega posto davanti ai monitor, gli ha segnalato qualcosa di anomalo nell'episodio incriminato. Il direttore di gara ha fermato il gioco, s'è recato a bordo campo dove ha rivisto l'azione, quindi ha indicato il dischetto. Rigore per il Kashima Antlers. E Shoma Doi ha portato in vantaggio i nipponici, poi vittoriosi con un rotondo 3-0. Figuratevi le proteste dei colombiani che si lamentavano non tanto per la decisione postuma, quanto per il fuorigioco di Daigo Nishi. In effetti il giapponese era oltre tutti i difensori colombiani. Ma la sua posizione non poteva essere punita perché il fallo s'è concretizzato prima del fuorigioco stesso, come ha confermato la Fifa in un lungo comunicato: «Il giocatore in questione non è stato ritenuto in fuorigioco perché non sarebbe stato in grado di sfidare l'avversario con il pallone, finito altrove». Sarebbe stato invece in offside qualora fosse entrato in possesso del pallone prima di subire il fallo, aggiungiamo noi.

«La decisione finale è stata presa esclusivamente dall'arbitro che, dopo essere stato contattato dal collega nella sala video, ha valutato il contatto al replay e ha deciso di concedere il rigore. La Var resta un supporto tecnico», ha tenuto a precisare lo svizzero Busacca, capo degli arbitri della Fifa. A sua volta l'inglese Elleray, direttore tecnico dell'Ifab, l'organismo che sovrintende le regole del calcio, ha aggiunto: «Kassai ha rispettato il protocollo della Var che consente a un arbitro di confermare o cambiare una decisione visionando le immagini o ascoltando il parere di chi è ai monitor. Ma i giocatori preferiscono che sia sempre lui a decidere».

La Fifa ha anche spiegato che l'olandese Makkelie, scelto per l'esperienza maturata nella biennale sperimentazione in Olanda, ha atteso qualche secondo prima di avvertire Kassai per valutare l'eventuale fuorigioco del giocatore giapponese applicando correttamente la tecnica "wait and see", "aspetta e guarda" e quindi consentendo al collega in campo di concentrarsi sull'azione da rigore. Per la cronaca Makkelie era uno dei due tv-referees che, sbagliando, portarono all'annullamento di un gol di Volland in Germania-Italia. Il tedesco era sì oltre i difensori azzurri, ma dietro la linea del pallone.

In Giappone qualcosa non ha funzionato a dovere. La Var rappresenta una grande conquista del calcio dopo anni di immobilismo, un deciso passo in avanti per rimediare alle sviste degli arbitri. Ma non è ammissibile che il gioco venga interrotto dopo 20 secondi, un'eternità, e che si arrivi alla battuta del rigore dopo altri 2'47'': dal momento del fallo al rigore sono trascorsi 3'07''. Troppi. Il calcio non è il football americano, caratterizzato da pause continue per inserire spot pubblicitari a iosa.

Cosa sarebbe successo, per esempio, se in quegli interminabili 20 secondi di purgatorio i colombiani, innescando un veloce contropiede, avessero segnato? La Var avrebbe portato all'annullamento del gol? Paradossale. Chi sta nella sala video, deve essere tempestivo. E poi, e poi. Se questi fossero i tempi, si dovrebbe passare al tempo effettivo, vedi il basket, con partite di oltre 2 ore. Ci arriveremo.

Commenti
Ritratto di sergio.stagnaro

sergio.stagnaro

Gio, 15/12/2016 - 10:55

Grazie Filippo Grassia per queste esaurienti informazioni su un argomento centrale per la vita di un popolo.