Leone XIV sta piacendo anche nel laicissimo Uruguay. Ieri il Papa si è recato a Paysandú, sul confine argentino, per una messa in omaggio al primo vescovo dell’Uruguay, il beato Jacinto Vera, il «vescovo gaucho». Nella terra che ha sostituito Natale e Pasqua con el Día de la Familia e la Semana de Turismo, il Papa ha ribadito che «la fede fa parte del popolo uruguaiano fin dalle sue origini e dunque «è necessario trasmetterla alle future generazioni con coraggio creativo». L’esempio indicato è quello dei missionari che «hanno sparso i semi del Vangelo nell’anima del popolo uruguaiano». Leone ha però anche ammonito che c’è bisogno di «continuare a coltivare condizioni necessarie» affinché questi semi non smettano di crescere. Un richiamo preciso in un Paese caratterizzato da una legislazione fortemente laicista. Dopo la messa, Prevost ha visitato la Basilica di Nostra Signora del Rosario per un momento di preghiera privata al termine del quale ha rivolto un saluto ai fedeli che lo attendevano nel piazzale. Con loro è ritornato sui tre simboli locali che aveva menzionato poco prima nell’omelia: il ponte, le palme e il mate, la bevanda amata dal suo predecessore Francesco.
Lasciata Paysandú, Leone è tornato a Montevideo per gli appuntamenti finali della sua giornata. Prima l’incontro con gli agostiniani, poi la tappa in una parrocchia di Casavalle, barrio degradato della capitale. «È urgente - ha detto il Pontefice - che la nostra istruzione scolastica e universitaria contribuisca all’uso saggio delle tecnologie e dell’IA, ponendo la persona prima dell’algoritmo». L’agenda del sabato si è chiusa con la veglia di preghiera nello stadio del Centenario di fronte a circa 60mila persone. Quello di oggi sarà l’ultimo giorno in Uruguay prima della partenza per l’Argentina e l’incontro con il presidente Javier Milei. La terra di Francesco - che per 12 anni aveva atteso invano il ritorno del Papa bonaerense - rivedrà finalmente un successore di Pietro.
