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Borsa e mercati

Gas va oltre quota 90 e petrolio in fiamme

Lo stoccaggio italiano è tra i migliori in Ue, vicino al 90%. Intanto il Brent sfiora i 110 dollari al barile

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La crisi energetica non sembra ancora pronta a rallentare. Così, a meno di due settimane dalla chiusura della stagione degli stoccaggi in Europa, sulla Borsa di Amsterdam, il Ttf torna a crescere. Ieri i contratti futures sul mese di luglio hanno raggiunto i massimi dall’1 dicembre del 2022, sopra quota 90 euro al megawatt ora, per poi riportarsi in serata intorno agli 88 euro.

A scatenare la nuova impennata ci ha pensato - ancora una volta - l’acuirsi delle tensioni in Medioriente. Domenica una petroliera che navigava nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, dopo aver urtato una mina, ha subito un’esplosione a bordo e ha preso fuoco. Insomma, tra la crisi geopolitica tra Iran e Stati Uniti, lo stop al gas russo e l’arrivo della stagione fredda, i prezzi del gas continuano a salire, pur tenendosi - almeno per ora - ben lontana dai massimi storici di 240 mwh.

In questo quadro, senza dubbio preoccupante sul fronte dei prezzi, non sembrano invece in bilico le forniture. La norvegese Gassco ha annunciato un’attività stabile, con «consegne elevate nel sistema di trasporto del gas in Europa». L’Italia, in tal senso, è tra i Paesi più virtuosi, con le scorte che sfiorano il 90% in vista della chiusura degli stoccaggi prevista per il 31 ottobre. Attualmente, invece, l’Unione europea nel suo insieme ha una riserva pari al 74,4%, con la Germania che spicca come Paese più in difficoltà, indietro al 61%.

Intanto ieri è rimasto stabile il prezzo del petrolio, rimanendo ben sopra i 100 dollari al barile. I futures sul Brent a dicembre si sono attestati (alle ore 20,30 italiane) a 109,7 dollari al barile (-0,14%). In lieve calo anche le quotazioni del greggio americano, con i futures sul Wti per novembre a 98,6 dollari al barile (-0,40%).