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Ciclismo

Christina, l'astrociclista: dalle medaglie allo spazio

La Birch andrà in orbita nel 2027. Effettuerà esperimenti sulla stazione spaziale

Sportiva e scienziata[TESTO] Christina Birch, 39 anni, presto in orbita

Per molti Tadej Pogaar viene dal pianeta Marte; Christina Birch, invece, ci si avvicinerà, e anche di molto. Non è una boutade e nemmeno una suggestione: si tratta di una missione spaziale che vedrà protagonista l’ex ciclista e pluricampionessa statunitense, pronta a salpare come astronauta con la NASA nel 2027.

L’ex pistard, più volte impegnata a difendere i colori della sua nazionale e vincitrice di ben 11 titoli nazionali, sarà infatti la pilota della missione SpaceX Crew-14 sulla Stazione Spaziale Internazionale, con lancio previsto non prima della primavera del prossimo anno.

Proprio l’Agenzia spaziale ha ufficializzato che l’equipaggio sarà affidato al comandante Kayla Barron, che avrà al suo fianco, oltre a Birch, l’astronauta giapponese Makoto Suwa e il cosmonauta russo Arutyun Kiviryan. A loro spetterà il compito di condurre indagini scientifiche ed esperimenti tecnologici necessari per le future missioni di esplorazione sulla Luna e su Marte.

Da stella del ciclismo a stella di un firmamento che dovrà studiare da vicino, osservare e catalogare. Laureata in matematica e in biochimica e biofisica molecolare, la Birch, che oggi ha 39 anni, da ciclista è salita sul podio in tre prove di Coppa del Mondo su pista e ha conquistato due medaglie d’oro ai Giochi Panamericani del 2019, nell’inseguimento a squadre e nella Madison. Appassionata di ciclocross, è diventata in seguito una protagonista dei velodromi, ma non ha mai cessato di studiare: il dottorato in ingegneria biologica al MIT lo aveva già in tasca quando, nel 2018, ha scelto la pista a tempo pieno.

Nonostante gli impegni di lavoro, il ciclismo e tutto lo sport restano una delle grandi passioni di questa astronauta: di recente ha partecipato alla Leadville Trail 100 MTB e ha corso una maratona. «È chiaro che i miei studi mi hanno permesso di affrontare al meglio tutta una serie di selezioni molto severe e rigorose, ma anche la mia preparazione fisica è stata un valore, un motivo di analisi che ha fatto pendere il piatto della bilancia dalla mia parte. Se prima mi allenavo per piacere e per l’ambizione di ottenere buoni risultati, adesso ho un motivo in più. Non meno importante».