Hanno alleggerito il Tour. Hanno tolto montagne e aggiunto cronometro: per rendere la corsa più avvincente, almeno così sperano. È una prova, un tentativo per contenere lo strapotere di Tadej Pogacar, che il prossimo anno andrà a caccia del sesto Tour, come nessuno prima di lui. Gli organizzatori ci avevano già provato inserendo più tappe in salita, con più metri di dislivello totale, per spostare gli equilibri a favore del danese Vingegaard, sulla carta più scalatore dello sloveno, ma con scarsi risultati. Ora ci provano con i chilometri contro il tempo, che salgono a 71 (nulla a che vedere con i tempi di Indurain, con quasi 200), per agevolare il pupillo di Francia, Paul Seixas, che in salita va forte e a cronometro anche. È chiaro che il favorito resta Pogacar, ma la Francia sogna e, senza pudore, comincia ad apparecchiargli la tavola: almeno per non far banchettare Tadej a quattro palmenti.
In sintesi, il Tour numero 114: partenza da Edimburgo (Scozia) venerdì 2 luglio, arrivo domenica 25 sui Campi Elisi, a Parigi, dopo 3.479 chilometri divisi in 21 tappe, con tre giorni di riposo. Sette frazioni pianeggianti, sei ondulate, sei di montagna con tre arrivi in salita (Grand Colombier, Les Saisies, Col du Portet) e due cronometro individuali di 38 e 33 chilometri. Saranno dunque 71 i chilometri contro il tempo: non ce n’erano così tanti dal 2012. È perlomeno un indizio.
