A meno di cinquanta giorni dalle elezioni generali che il 27 ottobre segneranno la storia di Israele, e a meno di un mese dall’anniversario del massacro del 7 ottobre firmato Hamas, Benjamin Netanyahu finisce nel tritacarne per nuove rivelazioni sul progrom del 2023 e sugli avvertimenti che il primo ministro israeliano avrebbe ignorato. Le accuse ai danni di «Bibi» sono contenute in un libro firmato da due giornalisti israeliani, Shlomi Eldar e Ruth Yuval, dal titolo «Kidnapped: 843 Days of Abandonment» (Rapito: 843 giorni di abbandono), in uscita in Israele ma anticipato dal quotidiano Haaretz. Nel volume, frutto di interviste a decine di fonti, tra cui alti funzionari in Israele e nel mondo, emerge che circa 10 giorni prima dell’attacco il primo ministro fu avvertito personalmente dal leader degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed (Mbz), che Hamas stesse pianificando una grande offensiva contro Israele. Eppure - riportano i due giornalisti - Netanyahu non avrebbe informato i vertici della sicurezza israeliana e non avrebbe mosso un dito per evitare il peggio. Bibi nega, parla di «menzogna totale» ma è costretto a stare sulla difensiva mentre la campagna elettorale che deciderà il suo destino politico entra nel vivo.
Ma ecco le rivelazioni scottanti. La telefonata tra Mbz e Bibi, datata fine settembre 2023, circa una decina di giorni prima dell’attacco degli estremisti palestinesi, sarebbe durata 45 minuti e del suo contenuto pare fossero a conoscenza tre alti funzionari non israeliani, fra cui un consigliere del leader emiratino. Nella chiamata, Mbz avrebbe avvertito Netanyahu che l’allora leader di Hamas, Yahya Sinwar (poi ucciso in un raid a Gaza), stava preparando un’azione di vasta portata, che avrebbe provocato un bagno di sangue, destabilizzando la regione, con il rischio di compromettere gli Accordi di Abramo.
Sarebbe stato proprio Sinwar, in maniera eloquente, ad avvertire un importante interlocutore di Fatah (il partito dell’Anp) di riferire agli israeliani dei rischi che correvano se non si fosse trovato un accordo per la liberazione di alcuni detenuti palestinesi in cambio di ostaggi israeliani. «Dite agli israeliani che se non vanno avanti, sto preparando una grande sorpresa per loro», avrebbe detto il leader di Hamas. «Ditegli di aspettarsi un terremoto».
Da Netanyahu, secondo i resoconti, sarebbe scaturita una reazione fin troppo ottimistica e per certi versi sorprendente. Il premier pare si disse convinto che qualsiasi azione di Hamas si sarebbe probabilmente verificata in Cisgiordania e che Israele era preparato a qualsiasi scenario.
Da qui gli attacchi che hanno travolto il primo ministro allo svelamento del retroscena ieri. Gadi Eisenkot, principale sfidante del premier alle elezioni del 27 ottobre, va dritto al punto su X: «Sempre più segnali portano alla stessa conclusione: Netanyahu ha condotto Israele alla cieca verso il disastro del 7 ottobre». L’ex primo ministro Naftali Bennett, leader di B’Yachad (Insieme) parla di «negligenza criminale» di Netanyahu. Anche il leader dei Democratici, Yair Golan, non fa sconti: «Sapevi, hai ignorato, hai fallito. Sei colpevole», dice in un video su X i secondo cui il posto di Netanyahu è «in prigione per i suoi crimini contro lo Stato di Israele».
