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Lavoro

Il sommerso vale 218 miliardi, ma cresce il lavoro nero

L’economia non osservata scende al 9,9% del Pil. Il valore aggiunto legato al lavoro irregolare aumenta però del 3,9%, mentre calano fitti non dichiarati e attività illegali

Assistenzialismo e reddito minimo: in Sicilia aumenta il lavoro nero

C’è un’Italia che produce ricchezza lontano dai radar ufficiali e che, anche nel 2025, vale oltre 218 miliardi di euro. È l’economia sommersa, fotografata dall’Istat nel suo ultimo rapporto: il valore complessivo ha raggiunto quota 218,2 miliardi, in aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Ma, complice una crescita del Pil nominale del 3,2%, il suo peso sull’economia italiana è sceso dal 10,2% al 9,9%.

Dietro la flessione, però, si nascondono andamenti molto diversi. A crescere è soprattutto il lavoro irregolare, il cui valore aggiunto è aumentato del 3,9%, pari a circa 3,1 miliardi di euro in più. La sua quota sul totale dell’economia non osservata è così salita al 36,8%. Resta comunque dominante la sotto-dichiarazione dei ricavi, che rappresenta il 49,3% del sommerso, anche se in calo rispetto al 49,7% del 2023.

Arretrano invece le altre componenti, tra cui mance e fitti non dichiarati, diminuite del 13,1%, mentre le attività illegali segnano una flessione dello 0,9%.

A livello settoriale, il fenomeno pesa soprattutto negli altri servizi alle persone, dove raggiunge il 30,7% del valore aggiunto, seguiti da commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,5%) e costruzioni (17,7%). Molto più contenuta l’incidenza nella produzione di beni intermedi, dove si ferma all’1,4%.

Il quadro, insomma, è quello di un sommerso che perde terreno rispetto al Pil, ma nel quale il lavoro irregolare continua a guadagnare spazio.

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