Nuova tensione dopo le dichiarazioni di Mark Rutte sulle partenze degli aerei americani durante le operazioni in Iran. Parole che hanno acceso le proteste della sinistra politica e civile. L'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta, rispondendo ad una domanda, durante l'intervista a Sky TG24: “Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l'Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni”. Penso, ha aggiunto, “Penso che la premier Meloni abbia fatto un lavoro eccellente qui in Italia per quasi cinque anni. Ha portato l'Italia a diventare leader mondiale e gode di grande rispetto. E penso che gli italiani siano molto intelligenti e continueranno a prendere le decisioni giuste nella loro leadership”.
"Ho visto entrambi in incontri precedenti e sono totalmente sulla stessa lunghezza d'onda", ha dichiarato, riferendosi a Trump e Meloni e aggiungendo che "in qualsiasi relazione nulla è al 100%". Secondo l'ambasciatore, si tratta di una divergenza contenuta: "La relazione tra Italia e Stati Uniti è forte. È normale che due leader abbiano un piccolo disaccordo, ma, visto chi sono i due protagonisti, diventa un grande disaccordo. Ma tutto si sistemerà". Sull'invito della presidente del Consiglio alle celebrazioni del 4 luglio a Villa Taverna, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Fertitta ha risposto in modo prudente: "Se è giusto che lei sia lì quest'anno, sarà presente. E se non sarà giusto, perché c'è qualcosa di più importante, lo capisco anche io".
Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d'Italia, Nm, Udc, Maie ha ringraziato l’ambasciatore Fertitta, definendo “non scontate” le sue parole, “che confermano quello che è chiaro agli italiani che infatti confermano fiducia al suo governo: Giorgia Meloni è un grande leader, determinante anche in Europa, che ha svolto al meglio il suo lavoro in uno scenario internazionale terrificante e con lei l’Italia è centrale sullo scacchiere internazionale e nei rapporti con gli Stati Uniti”. "La sua confermata stima nei confronti del nostro presidente del Consiglio", ha aggiunto, “avendo il mandato del Presidente Usa in Italia, è un evidente e sperato segno di ricercata distensione, alla vigilia dei 250 anni dell’indipendenza Usa. La ferma posizione dell’ambasciatore, demolisce inoltre anche la becera e sinistra narrazione di chi, per invidia, continua ad affermare un depauperamento dei consensi e sono certa, come Fertitta, che gli italiani sapranno scegliere anche alle prossime elezioni, in base ai fatti e non alle bugie. Così come sono certa che l’ambasciatore Usa in Italia, che dimostra grande conoscenza del nostro Paese e della nostra gente viste anche le sue origini, possa giocare, con la sua conoscenza personale, un ruolo decisivo per il riavvicinamento tra la nostra leader e Trump”. Biancofiore conclude sottolineando che, “anche per questo è necessario partecipare alle celebrazioni di Villa Taverna: per ribadire l’amicizia tra due Stati e non tra due politici. Io, da orgoglioso membro dell’International Visitor Leadership Program, amante degli Usa non mancherò, come sempre, a questo appuntamento imprescindibile al quale è doveroso essere presenti”.
Ma ora il palcoscenico della Festa del Redentore rischia di trasformarsi nell'ennesimo terreno di scontro ideologico e barricate anti-ricchi. A lanciare il guanto di sfida sono gli antagonisti del Centro sociale Morion di Venezia, pronti a mobilitarsi contro il presunto arrivo in laguna proprio dell’ambasciatore americano, atteso nel terzo fine settimana di luglio. Il diplomatico, nominato da Donald Trump e noto anche per essere uno dei principali finanziatori del tycoon, sta conducendo un tour lungo le coste italiane per celebrare i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti. Il vero "reato" imperdonabile agli occhi dei collettivi veneziani, tuttavia, sembra essere un altro: Fertitta viaggia a bordo del "Boardwalk", uno yacht di 117 metri che, secondo le indiscrezioni dei centri sociali, dovrebbe essere ormeggiato lungo le Zattere. Tanto è bastato per far scattare la consueta macchina della protesta ideologica, con la convocazione di un'assemblea pubblica per pianificare la "degna accoglienza" al miliardario d'oltreoceano. Con lo slogan "Venezia non si USA! Torna in cabina, Fertitta!", gli attivisti hanno già rispolverato i vecchi cliché dell'anticapitalismo militante, paragonando la visita a quella effettuata lo scorso anno da Jeff Bezos e accusando l'ambasciatore di voler ridurre la città a un semplice sfondo privato per i propri privilegi.
Tra le lamentele dei manifestanti spicca anche il timore che il mastodontico scafo possa coprire la visuale durante i tradizionali fuochi del Redentore, un pretesto utile a mascherare una contestazione che, in realtà, ha radici squisitamente politiche e punta il dito direttamente contro la vicinanza del diplomatico al leader repubblicano statunitense.