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Terrorismo

Ceuta, l’allarme jihadista dietro lo stop italiano a Schengen: cosa temono i servizi

Studi e rapporti indicano da anni le exclavi spagnole come aree sensibili per radicalizzazione e reclutamento. Madrid respinge l’allarme

A group of migrants make their way back to Morocco from the short-stay centre CETI towards the border post, escorted by Spanish infantry soldiers, in the Spain's north African enclave of Ceuta, on August 2, 2026. At least 72 people died during the mass influx in recent days of migrants into Spain's Ceuta enclave, when tens of thousands of people mostly swam around the border post from Morocco, local officials said today. Most of the estimated 60,000 people who rushed into Spain's north African territory have returned to Morocco since the territory's largest mass migrant crossing. (Photo by Henry NICHOLLS / AFP)

Da anni gli studiosi lanciano l’allarme sul fatto che Ceuta e Melilla, le due exclavi spagnole in Marocco, sono hub per il terrorismo islamico. Ci sono innumerevoli studi accademici a sostegno di questa tesi, come per esempio “Enclavi jihadiste? Uno studio sulla presenza e il rischio estremisti a Ceuta e Melilla” pubblicato nel lontano 2015 da Luis De La Corte. Ci sono poi gli articoli come “Perché le enclavi di Ceuta e Melilla sono al centro delle reti jihadiste in Spagna”, pubblicato nel 2017 su Franceinfo, nel quale vengono riportati i dati dell’Istituto Reale El Cano, in cui si riferisce che il 48,9% dei detenuti condannati per attività legate allo Stato islamico (IS) in Spagna dal 2013 sono nati a Ceuta e il 22,1% a Melilla. Ma, e questo è un elemento chiave, “la maggior parte degli autori degli attentati di Parigi nel 2015, Bruxelles nel 2016 e in Catalogna il 17 agosto avevano legami con questi territori”.

Come dimostrano le date di queste ricerche e articoli, l’allarme non è nato con l’invasione di Ceuta del 30 luglio di quest’anno, ma è un problema storico della città autonoma e va cercata anche qui la ragione dell’Italia nel sospendere temporaneamente il trattato di Schengen. Le ragioni politiche, in questo contesto, sono secondarie a fronte dell’ingresso di decine di migliaia di soggetti ignoti, che non sono stati schedati e controllati durante l’invasione, e dei quali permangono ancora diverse migliaia all’interno di Ceuta. Non è un caso che siano state trovate armi nei boschi di Ceuta e che siano stati individuati una manciata di soggetti espulsi dalla Spagna per radicalizzazione jihadista. Nel rapporto dei servizi al governo, riportato dal Corriere della sera, viene specificatamente messo nero su bianco che Ceuta, per la sua storia, potrebbe essere ancora un centro di “radicalizzazione e reclutamento jihadista, con diverse decine di persone, originarie dell’area, partite in passato per combattere in Siria e Iraq”. È evidente che, benché la sinistra italiana si sia schierata con Pedro Sanchez nella sua rappresaglia contro la reintroduzione dei controlli alla frontiera per chi entra dalla Spagna, esiste un concreto e comprovato rischio nel momento in cui il governo spagnolo non si accorge dell’invasione di un suo pezzo di territorio nazionale fino a quando orde di 80 mila irregolari lo assaltano, violando il confine di Schengen.

Eppure, dal governo di Madrid negano. Negano qualunque cosa: negano che ci sia un allarme jihadista nonostante a Ceuta dopo l’assalto siano stati fermati soggetti già espulsi dalla Spagna per quel motivo; negano che i migranti si stiano spostando da Ceuta alla penisola, nonostante ci siano testimonianze di polizia e immagini che dimostrano i passaggi con moto d’acqua, gommoni e lance. “La negazione è un tratto ben noto tra gran parte dell’establishment politico di sinistra europeo. Vale la pena ricordare che per anni, anche in Italia, diversi politici di sinistra hanno detto che ‘i terroristi non arrivano via mare’, solo per essere smentiti dai fatti”, ha dichiarato lo studioso ed esperto di terrorismo internazionale Giovanni Giacalone a Me Forum. “È un dato di fatto che i flussi migratori irregolari rappresentano una minaccia reale e comprovata non solo in relazione al crimine ma anche al terrorismo jihadista. Il governo italiano aveva quindi ragione a sospendere immediatamente l’accordo di Schengen con la Spagna”, ha aggiunto. Ed esiste un rapporto di Cross-Border Conflict Evidence, Policy and Trends in cui si sottolinea che i gruppi armati non statali come Boko Haram in Nigeria, i gruppi jihadisti in Mali e diverse milizie in Libia beneficiano tutti del contrabbando di migranti verso l’Europa. E l’ingresso a Ceuta non può che essere un passaggio chiave in tal senso, soprattutto quando si vogliono infiltrare i miliziani più giovani, sfruttando le politiche per l’accoglienza dei minori. O dei sedicenti tali: dimostrare che un 20enne ha meno di 18 anni non è così facile e, soprattutto, non è un’operazione che si svolge rapidamente. E nel frattempo, da Ceuta, che si divide dal Marocco da una recinzione via terra mentre via mare il passaggio è pressochè libero, i minori vengono portati nella penisola, da cui poi far perdere le proprie tracce per spostarsi in Europa non è così complicato. Che ne dicano la sinistra e il governo Sanchez nel criticare la scelta italiana di sospendere momentaneamente Schengen.

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