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"L'odio trasversale molto più difficile da combattere"

Le urgenze: età imputabile e aiuti alla cyber sicurezza. Parla Leonardo Tricarico

"L'odio trasversale molto più difficile da combattere"
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Radicalizzazione multi ideologica o, ancor peggio, priva di un fondamento. E forme di odio che affascinano i ragazzini di 11 anni. Il report della fondazione Icsa sulle minacce eversive fa venire i brividi. Ne parliamo con il presidente, il generale Leonardo Tricarico (nella foto), ex Capo di stato maggiore dell'Aeronautica militare.

Generale Tricarico, oggi la sicurezza deve affrontare un vero e proprio nichilismo del terrore.

"È preoccupante. Prima esistevano ideologie, scelte di campo e bandiere e quindi per neutralizzare i rischi si lavorava su una prevenzione fatta su aree ben specifiche, circoscrivibili. Ora la lotta al terrore deve affrontare anche la nuova emergenza del terrorismo post-ideologico in cui chi vuole colpire lo fa giusto per colpire, senza senso".

Paradossalmente è come dire che il terrore è più arginabile quando ha alle spalle un'ideologia?

"Se si tratta di un odio ideologico si può combattere con interventi mirati. Ora non sempre funziona così e spesso pensiamo abbia alle spalle una matrice che poi si rivela falsa".

La nuova emergenza è l'odio fine a se stesso?

"Abbiamo rilevato proprio questo, attualizzando la radiografia dei rischi a cui la collettività è esposta. Il pericolo si è ampliato, servono strategie nuove".

Si è anche abbassata l'età di chi aderisce ai gruppi estremisti?

"Sì, stiamo parlando anche di ragazzini al di sotto dei 14 anni. Il quadro giuridico non è più adatto a sanzionare, la sua capacità dissuasiva è calata".

Cioè la legge è vecchia rispetto a rischi e reati?

"Alcuni aspetti giuridici, come quello che riguarda l'età imputabile, vanno riaffrontati. Anche la Fondazione Icsa ne parlerà, sarà il tema dei nostri prossimi studi. Serve un quadro giuridico nuovo che non punti solo all'inasprimento delle pene".

Siamo abbastanza pronti contro tutti i rischi del web?

"L'area della cyber sicurezza va potenziata. Fino a poco tempo fa avevamo la consapevolezza che il terrore viaggiava via web e un'osservazione acuta della rete era sufficiente a trovare le aree in cui nasceva il rischio".

Ora non è più così?

"Ora c'è una rete più ermetica, c'è l'intelligenza artificiale. Quindi anche le forze di polizia devono avere gli strumenti per poter inseguire lepri sempre più veloci".

E li hanno?

"Bisogna adeguare i bilanci. Lo Stato deve diventare combattivo. Ora l'Acn, l'agenzia per la cybersicurezza nazionale, non riesce ad arruolare giovani. Promuove bandi di concorso diretti ai programmi di formazione e reclutamento nelle università. Ma non basta. Servirebbero 800 giovani in più e la ricerca si è ampliata anche negli istituti superiori".

Sulla cyber sicurezza Icsa propone corsi di

formazione?

"Sì e sono frequentati anche da molti poliziotti, da generali e colonnelli dell'aeronautica. Ci piacerebbe se qualche istituzione ci facesse salire a bordo. Serve collaborazione tra pubblico e privato".

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