Insomma, dobbiamo capire, dice Sergio Mattarella. «Non possiamo rivolgerci ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione». Si tratta infatti di «una grande questione sociale» e la politica deve «proporre strategie adeguate per farsi carico del malessere». Le violenze vanno colpite ma il disagio deve essere raccolto, questa la strada indicata dal Colle. E pure Mario Draghi vuole capire che cosa, o chi, c’è dietro i tumulti scoppiati nelle piazze europee: «L’unico elemento che accomuna tutti e tre i casi è che l’anno prossimo si terranno elezioni di estrema importanza». Destabilizzazione? I russi? Guerra ibrida alle democrazie Ue?
Il capo dello Stato nei giorni scorsi si è dedicato a un lavoro di sponda con il governo sul decreto sicurezza, che ha portato alla decisione di non allargare ai militari i poteri di polizia giudiziaria. Ora, durante la cerimonia di consegna delle insegne ai cavalieri del lavoro, torna sull’argomento. «Viviamo tempi tumultuosi e incerti. Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alla necessarie scelte congiunturali, si occupi del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, il timore di asservimento o emarginazione». Secondo il presidente molti ragazzi espatriati «rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di vita». Conclusione, «le preoccupazioni del presente devono impegnarsi a progettare il domani».
Da New York, dove ha incontrato il segretario generale dell’Onu, Elisabetta Casellati condivide «in pieno le parole del presidente». Anzi, «Guterres ci considera dei pionieri perché siamo stati i primi, con la Valutazione di impatto generazionale, ad attuare il principio». La Vig, spiega il ministro per le Riforme, «non è solo una procedura ma diventa un cambio di paradigma culturale, nel senso che lo Stato, con l’Osservatorio e la Consulta, si prenderà cura delle nuove generazioni, aiutandoli a programmare il futuro e a partecipare alle decisioni».
Concetti simili a Mattarella li esprime Draghi, intervistato da Bloomberg. «La spiegazione più solida alle rivolte risiede nel blocco delle aspettative; i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti. Faticano a trovare lavoro e vedono una società in rapidissima trasformazione tecnologica senza sentirsi preparati». Da qui i disordini di Parigi e Milano? «La violenza va condannata in ogni circostanza. Tutta l’Europa ha un problema di crescita, che manca e ciò genera ansia». E se le prossime elezioni sono «una cornice», un peso che dà comunque instabilità, il quadro per l’ex premier ci mostra un disagio strutturale. «La nostra è una società ricca, certamente vecchia e che non cresce». E quando c’è la stagnazione «a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani». Certo, «gli attori politici, la dinamica delle folle e gli scontri possono aggravare la situazione». Ma «restano degli amplificatori, non la spiegazione».
