“I Fratelli musulmani negli Stati Uniti sono arrivati vicini al cuore delle istituzioni”. Lorenzo Vidino, italiano, tra i massimi esperti di fondamentalismo islamico, negli Usa dirige il programma sull’estremismo alla George Washington University. E non ha dubbi: “Si tratta di Fratellanza, non di generico islam politico”.
Vidino, si parla molto del neo senatore Abdul El Sayed. Che personaggio è?
“Io dico, questo: ci sono stati politici di background musulmano che hanno flirtato con l’ambiente, con partecipazioni, eventi, donazioni, rapporti con organizzazioni vicine alla Fratellanza. Se sei un politico musulmano, a meno che tu non faccia una battaglia contro l’integralismo, è fisiologico che ti appoggi a quell’ambiente, che è molto ben organizzato, è logico. Questo vale per Ilhan Omar, per la palestinese Rashida Tlaib. Ma non c’entrano con i Fratelli. Lui invece viene da quel mondo”.
Che mondo è?
“Come noto, non esiste la certezza sulla appartenenza a un’organizzazione come quella, ma ambiente, contatti e idee sono parametri di identificazione della vicinanza alla Fratellanza. Vediamo l’ambiente: quella della madre è un’appartenenza dichiarata. La sorellastra di Abdul, docente a Chicago, lo ha scritto: ‘Ho fatto una splendida chiacchierata con mia mamma riguardo al suo attivismo nei Fratelli Musulmani durante i primi anni ’70, quando era al college’“.
E Abdul? Lui smentisce la sua affiliazione, i suoi dicono che è solo “un uomo di fede”.
“È stato presidente della Muslim Students’ Association, fondato da attivisti della confraternita e considerato dall’Fbi come emanazione della stessa. E il suocero è stato tra i fondatori di Isna, l’Islamic Society of North America, un’organizzazione ombrello dell’islam politico nel continente nordamericano. El Sayd considera come uno dei suoi amici Moammed Sultan, il cui padre, è stato arrestato come esponente della Fratellanza in Egitto. Sono alcune delle vicende di cui si è occupata di recente anche la Cbs, insospettabile. Prese individualmente è un conto, ma messe insieme...”.
Passiamo alle sue posizioni.
“Lui è chiaramente quello che adotta le posizioni del mondo vicino alla Fratellanza con la capacità di farle uscire nel modo giusto. Le abbiamo viste anche in Italia queste figure. Hanno la capacità di far apparire come progressiste le loro istanze: arrivano a dire sì a certi temi sociali, che non sono il loro “core business”. Il punto di caduta di questa convergenza è altro. Le idee sono chiaramente quelle, poi è tutta una questione di linguaggio. Che è lo stesso di certi ambienti della sinistra. Parole d’ordine: imperialismo, genocidio, apartheid. L’ossessione anti-Israele. Mutatis mutandis, i suoi scritti non sono così lontani da quelli di un Siher".
Come si spiega questa capacità di acquisire un linguaggio che risulta suadente per la sinistra?
“Sono tutte persone nate e cresciute nella cultura occidentale, la capiscono molto bene. Ma il vero punto è come sia possibile che ci siano ambienti disposti a prendere per buono questo sottile camuffamento”.
L’islam politico, nella sua penetrazione, oggi è più “avanti” negli Usa che in Europa?
“Certamente, il grado di penetrazione è più avanzato. E la Fratellanza è vicina al cuore del potere Usa. C’è anche una spiegazione legata a fattori sociali ed economici. Pur con delle eccezioni, per esempio i somali, i musulmani arabi negli Usa sono benestanti, una élite. In Italia tutto è nato da un nucleo di medici a Perugia, fenomeno marginale. Moltiplicato per mille, dà quello americano, dove la lingua ha rappresentato un fattore di attrazione per le università. Poi l’America è più libera”.
Trump ha messo al bando la Fratellanza.
“Ci vuole tempo, sono processi lenti. Una designazione non ha effetto se non viene implementata con un’attività investigativa”.
Obama ha agevolato questo fenomeno di penetrazione?
“Obama non li vede come una minaccia. E ha fatto il suo endorsement per Sayed. I Democratic Socialists of America sono in ascesa. E seguono questo vento. Mamdani è sindaco di New York. Il partito è spaccato. L’establishment vecchio non lo avrebbe mai fatto. Ma pensate a figure come la Albanese, la Salis...”.
Ci sono questioni sociali su cui emergerà il background islamista? Propensione alla Sharia? Velo? Altro?
“La questione velo qui non esiste. Ci sono delle controversie, la “sharia city” in Texas, magari la moschea prenderà più soldi, ma non è questo. Questa è la terra delle libertà, c’è meno Stato e chiunque, individuo o comunità, può fare la sua vita senza particolari interferenze. Amish, ebrei...No, credo che sarà la politica estera e Israele il vero nodo, il vero obiettivo. Iran e Israele sono il nodo".
Il sostegno a Israele.
“Vede, una pubblicità ha fatto molto discutere qui. Ritrae una giovane coppia intenta a fare la spesa e uno dice all’altro: hai preso le uova? E le banane? No, non abbiamo i soldi. I nostri soldi vanno a Israele per bombardare i bambini a Gaza. È stata molto criticata, si può considerare antisemita e può ricordare quella orribile propaganda per cui il cibo costa troppo ‘per colpa degli speculatori ebrei’. Questa delle banane era una pubblicità a sostegno di El Sayed. Non sua, ma per lui”.
