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Vaticano

Papa Leone XIV incontra Bob Dylan in Vaticano: il dialogo tra il Pontefice e il Nobel del rock

Il Pontefice ha ricevuto in udienza privata il cantautore americano, 85 anni, nel Palazzo Apostolico. Leone XIV gli ha donato un Rosario, mentre l’artista ha ricambiato con la sua autobiografia

Un incontro tra due personalità apparentemente lontane, ma unite da una sensibilità comune per i grandi interrogativi dell’esistenza. Nel pomeriggio di oggi, mercoledì 4 novembre, Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza privata Bob Dylan, il leggendario cantautore statunitense, Premio Nobel per la Letteratura nel 2016. A darne notizia è stato L’Osservatore Romano, che sui propri canali social ha pubblicato una fotografia della stretta di mano tra il Pontefice e l’artista. All’anagrafe Robert Allen Zimmerman, 85 anni, Dylan si trova in Italia per una serie di concerti. Nell’incontro in Vaticano indossava una felpa nera con il cappuccio sulla testa, proprio come durante le sue recenti apparizioni sul palco. L’udienza, resa possibile grazie a padre Antonio Spadaro, è stata anche l’occasione per uno scambio di doni: Leone XIV ha regalato al musicista un Rosario, mentre Dylan gli ha consegnato una copia di Chronicles - Volume 1, la sua autobiografia. Il cantautore si esibirà domani, giovedì 5 novembre, al Palazzo dello Sport di Roma, nell’ambito del Rough and Rowdy Ways Tour, che comprende anche tappe a Milano e Bologna.

Il Papa cita Bob Dylan e i suoi versi contro la guerra nucleare

L’incontro di oggi ha un precedente significativo nel rapporto che Leone XIV ha già dimostrato di avere con la musica e la produzione poetica del cantautore. Nel luglio 2026, infatti, il Pontefice aveva citato proprio Dylan nella prefazione del volume Disarmata e disarmante. La pace è un dono, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e curato dal giornalista Alessandro Banfi. Il riferimento era a Go Away You Bomb, una composizione di protesta scritta nel 1963, durante la Guerra fredda, e rivolta idealmente alla bomba atomica. Leone XIV ne aveva riportato un passaggio particolarmente incisivo: “Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia”. Un testo singolare, rimasto a lungo sconosciuto; non è mai stato inciso né pubblicato ufficialmente negli album di Dylan e il manoscritto originale è stato ritrovato soltanto nel 2013. Il Papa lo aveva scelto per richiamare l’attenzione sui pericoli del riarmo e sulle nuove minacce legate alla tecnologia militare. Nella stessa prefazione aveva scritto: “Un mondo in cui siano le macchine, per quanto sofisticate e più veloci di noi, a decidere un bombardamento su persone inermi sarebbe davvero spaventoso. La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero”.

Le canzoni contro la guerra che ispirano Leone XIV

Non è l’unica occasione in cui Leone XIV ha fatto riferimento alla produzione del musicista americano. Durante il viaggio apostolico in Camerun aveva richiamato anche Masters of War, uno dei brani più duri di Dylan contro i responsabili dei conflitti e dell’industria bellica. La musica del cantautore, del resto, ha accompagnato alcune delle grandi trasformazioni culturali e sociali degli anni Sessanta. Nato negli Stati Uniti nel 1941, Prevost appartiene alla generazione che ha conosciuto le canzoni di Dylan come colonna sonora delle manifestazioni per i diritti civili e delle proteste contro la guerra in Vietnam. Non sorprende quindi che il Pontefice riconosca nei suoi testi una voce capace di andare oltre l’intrattenimento, affrontando temi come la libertà, la giustizia, la dignità umana e la responsabilità individuale.

Quando Dylan cantò davanti a Giovanni Paolo II

Quello con Leone XIV non è il primo incontro tra Bob Dylan e un Papa. Il precedente risale al 27 settembre 1997, quando il cantautore fu invitato a esibirsi a Bologna in occasione del XXIII Congresso Eucaristico Nazionale. Davanti a Giovanni Paolo II e a circa 300mila giovani, portò sul palco tre dei suoi brani più conosciuti: Knockin’ on Heaven’s Door, A Hard Rain’s A-Gonna Fall e Forever Young. Al termine della performance, Dylan si tolse il cappello da cowboy, salì i gradini del palco papale e raggiunse Wojtyla per salutarlo. Un momento rimasto nella memoria di chi partecipò all’evento. Don Gian Carlo Manara, allora incaricato diocesano per la Pastorale giovanile e tra gli organizzatori della serata, ricordò in seguito l’emozione del musicista davanti al Pontefice. “Vedere un personaggio che dominava, a livello musicale, sulla scena mondiale, intimidito di fronte a Giovanni Paolo II ci ha fatto capire che in lui aveva preso il sopravvento l’aspetto spirituale”, raccontò.

Blowin’ in the Wind, il dialogo tra Bob Dylan e Giovanni Paolo II

Il momento più significativo di quella serata fu il riferimento a Blowin’ in the Wind, uno dei brani simbolo della carriera di Dylan. La canzone non era stata eseguita durante il concerto, ma Giovanni Paolo II la richiamò nel suo discorso rivolto ai giovani, soffermandosi sulla celebre domanda: “Quante strade deve percorrere un uomo prima di poterlo chiamare uomo?”. Wojtyla trasformò il verso in una riflessione sulla fede e sulla ricerca di un senso per la vita, offrendo una risposta precisa: “Una sola. C’è solo una strada per l’uomo, ed è quella di Gesù Cristo”. Un dialogo tra musica e spiritualità che, a distanza di quasi trent’anni, trova una nuova occasione nell’incontro tra Leone XIV e il cantautore americano. Due Papi di generazioni diverse, entrambi capaci di riconoscere nei versi del Premio Nobel uno strumento per interrogare le coscienze sulle grandi questioni del nostro tempo.

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