Associazione a delinquere a chi occupa case

Patricia Tagliaferri

Alla fine, dopo un rimpallo durato mesi tra vari uffici giudiziari, il Tribunale del riesame ha deciso: il consigliere comunale Nunzio D’Erme, candidato alle Comunali con la lista «Roma Arcobaleno», Guido Lutrario ed altri tre disobbedienti (Giovanna Cavallo, Andrea Alzetta e Fabrizio Nizzi) meritano gli arresti domiciliari per la consuetudine che hanno di occupare le case altrui. Per i giudici, cioè, gli esponenti di Action costituiscono una vera e propria associazione a delinquere quando si appropriano di immobili dismessi per darli a chi è rimasto senza un tetto. Un reato pesante, per il quale è appunto previsto il carcere.
È stato il collegio presieduto da Francesco Taurisano a pronunciarsi su una questione che va avanti da molto tempo, sciogliendo la riserva sulla richiesta formulata dai pm Salvatore Vitello e Maria Cristina Palaia, titolari delle indagini, che lo scorso 31 marzo avevano sollecitato la misura restrittiva per il gruppetto di no-global accusato di aver messo in atto 26 occupazioni abusive dall’ottobre del 2002 ad oggi. Oltre ai domiciliari per i cinque attivisti del movimento, il Tribunale del riesame ha anche disposto l’obbligo di firma per altri due disobbedienti, Fabrizio Pagnozi e Luca Blasi. Le misure, però, non sono immediatamente esecutive perché gli indagati hanno ancora la possibilità di ricorrere in Cassazione.
Una vicenda controversa, sulla quale vari giudici si sono pronunciati con pareri discordanti. Nel luglio dello scorso anno i magistrati avevano configurato l’associazione a delinquere dietro alle occupazioni di Action e sollecitato i domiciliari per tutti e sette gli attivisti sotto inchiesta. Richiesta rigettata dal gip Emanuele Cerosimo. I pubblici ministeri non si arresero, impugnarono la decisione del gip e il 6 luglio del 2005 ottennero le misure cautelari dal Tribunale del riesame, le stesse stabilite con il provvedimento di ieri. Nel primo provvedimento i giudici descrivono Action come un’organizzazione che realizza occupazioni abusive. Occupazioni che costituirebbero una sequenza comportamentale che descrive una matrice sociale di forte antagonismo, che lede il diritto pubblico alla proprietà. A questo punto fu la difesa a ricorrere in Cassazione. La Suprema Corte annullò le misure sulla base del presupposto che non si poteva configurare il reato di associazione per delinquere e rinviò gli atti al Tribunale del riesame. Ieri la nuova ordinanza, che ribadisce la sussistenza dell’associazione a delinquere: ad ispirare le occupazioni avvenute nel 2005, secondo la Procura, vi sarebbe una vera e propria organizzazione che programma e mette in atto consapevolmente le appropriazioni illegali.
Ora i legale degli indagati aspettano di leggere le motivazioni per fare ancora una volta ricorso in Cassazione. «È stupefacente la reiterazione di un provvedimento - commenta l’avvocato Francesco Romeo - a fronte di un diniego della Suprema Corte. Tutto ciò è sintomo di un’ostinazione pervicace e immotivata da parte dei magistrati giudicanti». «Prevedibile», si limita a dire l’altro difensore, Marco Lucenti.
Anche D’Erme parla di persecuzione. «Il giudice Taurisano - sostiene invece il leader di Action - è animato da un intento persecutorio nei confronti di chi lotta per difendere un diritto fondamentale come quello della casa. Action è un movimento sociale democratico e fortemente riconosciuto da migliaia di cittadini e sono sicuro che non si lascerà intimidire neanche questa volta da chi difende gli interessi della grande proprietà. Sono ben altre le associazioni a delinquere operanti nel campo delle attività immobiliari che con le loro attività speculative hanno provocato un rialzo del prezzo degli immobili».