Bargnani a casa, ma l’America è conquistata

È andata così, per Andrea Bargnani, al primo anno di Nba. Con un paradosso: ha reso molto più di quanto lo scetticismo di molti, negli States e in Europa, facesse prevedere, ma non più di quanto doveva fare in quanto prima scelta assoluta del draft del giugno 2006. Che poi il premio di matricola dell'anno sia stato assegnato a un altro, Brandon Roy, il cui cognome per ironia della sorte è l'acronimo che si usa per definire il premio stesso (Roy, Rookie Of the Year), è un altro discorso: in una squadra mediocre (Portland) Roy ha avuto molto spazio, mentre la grande stagione dei Toronto Raptors, interrottasi venerdì notte con l'eliminazione dai playoff per mano dei New Jersey Nets, ha avuto come protagonisti Chris Bosh, Jorge Garbajosa, TJ Ford, Anthony Parker. In questo gruppo di vincenti Bargnani si è inserito perfettamente, una volta superato un comprensibile stato iniziale di confusione dovuto al cambiamento di abitudini, alla nuova lingua (la madre è professoressa di inglese, ma la lingua che si parla ha sempre poco a che vedere con quella scolastica), persino alla notorietà, perché nei primi tempi la ventunenne ala romana non aveva ancora imparato una parolina sgradevole ma fondamentale per chi debba gestire continue richieste di autografi, interviste, comparsate pubblicitarie: «No».
Preso il ritmo giusto tra viaggi, allenamenti e gestione dei brevi riposi, assorbito qualche urlo in faccia da Bosh in una delle prime gare in cui era parso troppo timido, Bargnani ha preso un'infilata di ottime partite: tra il 31 gennaio e il 16 marzo in 20 gare (una saltata per volare a Roma dal nonno malato) solo tre volte ha segnato meno di 10 punti, anche se il suo primato è del 13 dicembre con 23 contro Orlando.
La sua corsa al possibile titolo di Rookie of the Year si è però virtualmente interrotta il 18 marzo, quando è stato operato d'urgenza per appendicite ed è stato fermo per un mese. Ecco perché ai playoff è arrivato lievemente arrugginito. Non si può neppure parlare di delusione vera per i Raptors, eliminati da una squadra che aveva chiuso la regular season dietro di loro: la dirigenza della squadra canadese sapeva che in queste partite si gioca un basket diverso in cui l'esperienza conta non meno del talento, e a Toronto l'esperienza mancava. Ora ce l'ha anche Bargnani e ne guadagneranno tutti. Anche la Nazionale, agli Europei di settembre in Spagna.