Ecco l’unico record che la Juve può battere: il numero di sconfitte

È una Juventus che cerca il record. Tabella alla mano può farcela, anzi andare in testa alla storia sua di sempre. Undici sconfitte e siamo soltanto alla trentesima giornata. Battuto il primato ancora fresco di memorie per i contemporanei, stabilito dalla squadra di Maifredi e dalla società di Montezemolo e Governato. Dopo le notti magiche di Italia ’90 quello fu il momento della baldoria, del calcio champagne con Gianni Agnelli pronto a intervenire con l’etilometro e a spedire a casa tutti, in primo luogo il capo: «vediamo che cosa vorrà fare da grande Luca».
Ma oggi, Ferrara prima e Zaccheroni dopo, hanno fatto, a differenza della Rai, di peggio di più. Blanc non muove una sola smorfia sul suo viso acuto, Elkann John fa sapere di essere arrabbiato (!?), Zaccheroni ha la stessa faccia prima, durante e dopo l’uso. Ma, dando un’occhiata alla scheda che conforta o sconforta il cammino juventino, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta: nella stagione ’56-’57 la Juventus arrivò nona (campionato a 18 squadre), staccata di 15 punti dal Milan campione. Sandro Puppo, maestro di tattica, era l’allenatore, nonostante gli arrivi di Kurt Hamrin e dell’argentino fantasista e fantastico Raul Conti, fu crisi vera e nera, alla vigilia del campionato scomparve un mito della storia bianconera, Giampiero Combi a 54 anni morì di infarto, la stagione fu tormentata, 12 sconfitte, 11 pareggi, Tebaldo Depetrini subentrò a Puppo sul finire della stagione e con la vittoria sulla Triestina alla penultima giornata la Juventus sfuggì alla prospettiva della retrocessione ma uguagliando il record negativo di sconfitte stabilito da William Chalmers, l’allenatore scozzese della stagione ’48-’49.
Le Olimpiadi di Londra promuovono il calcio scandinavo e a Torino arrivano John Hansen e Ploeger, la Juve finisce quarta nel campionato segnato dalla tragedia di Superga e assegnato al Torino che già era in largo vantaggio in classifica. La squadra di Chalmers vince 18 partite ma subisce 12 sconfitte, «Cochi» Lucidio Sentimenti è il suo portiere ventottenne, dopo una frattura alle dita della mano decide di giocare due partite da ala. Negli anni Settanta sarà lui l’allenatore dei portieri juventini e il «badante» di Zoff; in allenamento accompagnava ogni tiro verso la porta di Dino con la stessa battuta: «Senti come fischia la biglia!».
Ma gli eroi assoluti, ai quali si sono ispirati Ferrara Ciro e Zaccheroni Alberto coincidono con la stagione ’61-’62. È il primo campionato senza Giampiero Boniperti, il capitano, la bandiera si era ritirato con la Juventus campione d’Italia, dopo la farlocca vittoria per 9 a 1 sui ragazzini dell’Inter mandati in campo per protesta da Angelo Moratti e Helenio Herrera. La Juventus del dopo Boniperti crollò. Gli allenatori che si susseguirono sulla panchina portavano questi cognomi: Gunnar Gren è il direttore tecnico e Julius Korostolev l’allenatore, così incomincia l’avventura, dopo 2 giornate il tabellino certifica 0 vittorie, 1 pareggio 1 sconfitta, che ti combina Umberto Agnelli, presidente? Inverte i ruoli ma il risultato non cambia, fino alla quarta giornata Korostolev dt, Green allenatore, 0 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta. Allora spunta Carlo Parola, detto «Nuciu Gauloise» per le mille sigarette che fuma. Totale: 10 vittorie, hurrah, 7 pareggi e, tenetevi forte, 13 sconfitte, dunque la Juventus conclude al dodicesimo posto, con gli stessi punti (29) del Venezia e la bellezza, si fa per dire, di 15 batoste, la peggiore difesa (56 gol subìti) dopo l’Udinese retrocessa in B con 63 gol al passivo. Né Sivori, né Charles tengono in piedi la baracca, resta quella la peggiore stagione bianconera.
A fine campionato Umberto Agnelli lasciò l’incarico e suo fratello Gianni, mentre era in volo sul suo jet personale si rivolse al comandante pilota: «Lei ama il rischio, no?», il pilota, pluridecorato di guerra, rispose affermativamente, l’Avvocato colse la palla al balzo: «Bene da domani lei sarà il nuovo presidente della Juventus». Vittore Catella scese dall’aereo e incominciò un altro volo.