Guariniello chiederà due anni per Giraudo

Giovedì si ricomincia. Ma nel ricorso della procura era già contenuta la pena richiesta

Alessandro Parini

da Torino

È di nuovo tempo di processo. Nella settimana di Milan-Juve, precisamente giovedì mattina, comincerà il processo di appello per abuso e somministrazione di farmaci che vede coinvolti Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus, e il dottor Riccardo Agricola, responsabile dello staff sanitario bianconero. Ieri si è appreso che, nel ricorso presentato dalla Procura contro l’assoluzione di Giraudo, la richiesta sarebbe di due anni di carcere e una multa di 3800 euro, mentre per Agricola la pena richiesta sarebbe di tre anni e due mesi. In pratica: la conferma di quanto già chiesto in primo grado. Quando, vale la pena ricordarlo, il giudice Giuseppe Casalbore ha poi assolto (con motivazioni diverse) Giraudo e condannato Agricola a un anno e dieci mesi riconoscendolo colpevole di frode sportiva.
A celebrare il processo di secondo grado sarà la terza sezione della Corte d'appello di Torino, presieduta da Gustavo Witzel. A sostenere l’accusa ci saranno quattro magistrati: ai tre pubblici ministeri del pool calcistico della procura presso il tribunale (Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli) si aggiungerà Andrea Beconi, sostituto procuratore generale.
La sentenza di primo grado è stata pronunciata il 26 novembre scorso. E fu una sentenza accolta da Luigi Chiappero, difensore di Agricola, con un mezzo sospiro di sollievo: «Abbiamo pareggiato in trasferta - disse -. La pena ridotta, rispetto a quanto richiesto dall’accusa, è un segnale della debolezza dell’accusa: è stata affermata la prova, ma la conseguenza è stata ridotta». «Sono soddisfatti? - si era chiesto il pubblico ministero Guariniello -. Allora non facciamo ricorso. La verità è che, se io fossi stato il giudice, avrei scritto la stessa sentenza». E ancora: «Sei anni fa, quando il tutto è iniziato, non ci si sarebbe aspettati una sentenza di questo genere, che in pratica certifica come nel calcio esista un uso eccessivo e smodato di farmaci. Dopo di che, è sbagliato dire che io sono soddisfatto: non lo si può mai essere, quando un imputato viene condannato».
Addirittura buonista. Non senza però gettare un altro sassolino nello stagno: «Perché solo la Juve è stata coinvolta in questa inchiesta? Perché vige la competenza territoriale». Tradotto: se potessi occuparmi anche di altre squadre, ne vedremmo delle belle. E Chiappero, di rimando: «Il vero male del processo di primo grado è il giudice unico. Casalbore è stato bravissimo, ma in procedimenti così complicati tre giudici e sei occhi lavorano meglio. Sarà quello che ci aspetta in secondo grado: noi continueremo a combattere, perchè Agricola è innocente». I sei occhi cominceranno a lavorare da giovedì, allora.
Sulla sentenza di primo grado, pesò in maniera decisiva il parere dei due periti super partes incaricati dal giudice Casalbore: secondo l’ematologo D’Onofrio, la Juve avrebbe anche fatto uso di Epo, mentre il parere del farmacologo Muller era che Agricola avrebbe somministrato farmaci (leciti) in misura eccessiva al fine di migliorare le prestazioni sportive dei calciatori.
Il processo aveva preso il via il 31 gennaio 2002, dopo quattro anni di inchieste scaturite da un’intervista rilasciata da Zeman a L’Espresso in cui il tecnico boemo aveva sostenuto che il calcio dovesse uscire dalle farmacie. Da allora, quasi tre anni di processo riferiti al periodo compreso tra il 1994 e il 1998. Adesso si ricomincia.