Tra Kakà e i medici del Milan scoppia un giallo a lieto fine

Il giocatore dal Brasile: "Sono guarito più qui che nelle scorse 5
settimane". Galliani: "Non ce l’ha con noi. E comunque sa che può
curarsi con chi vuole"

Milano - I tifosi lo hanno detto con tanto di striscione: Milanlab fatti una cura. Kakà con tanto di minaccia direttamente dal Brasile: «Sono migliorato molto di più in una settimana qui che in cinque a Milanello. D’ora in poi, in caso di infortuni, prenderò le mie decisioni, agirò in modo diverso».

E immaginate la faticaccia di Galliani a tamponare la falla con credibilità. «Macchè! Non è un atto di accusa verso i nostri medici. Kakà non ha detto questo o, almeno, non è quello che ha detto a me. Poi è previsto dai regolamenti interni che ciascuno gestisca la salute come vuole o come crede». Certo, il giocatore dovrà spiegarsi quando tornerà. Il Milan non ha gradito.

Però è vero, quella magica sigletta non è più la reclame del tutto bene, tutto a posto, in infermeria tutto perfetto. I giocatori del Milan si rompono, si ammalano, si liquefano e quasi mai le previsioni di guarigione si sposano con la realtà. C’è chi scopre il problema suo con mesi di ritardo (Borriello), chi continua a non guarire (Nesta), chi chiede di essere operato e ci mette troppo tempo per ottenere soddisfazione (Kaladze), chi pensa di guarire in una settimana e ci mette due mesi (Kakà) e chi, in genere, si fida poco. Stavolta la puntura di Kakà mostra il segnale di una certa usura nel sopportare le situazioni. «Il calcio è cambiato, è più fisico. Ho bisogno di tutelare il mio corpo». Anche se il medico della nazionale brasiliana, il dottor Runco, ha capito che si poteva creare un conflitto e mitigato le parole di Kakà. «Abbiamo sottoposto il giocatore ad un trattamento intensivo ed ha risposto bene».

Intendiamoci, i contrattempi non succedono solo al Milan: all’Inter più di un allenatore ha litigato con il dottor Combi, alla Juve ci sono state troppe ricadute per non lasciare dubbi, alla Roma si sono sprecati i punti di vista contrastanti. Aggiungete che oggi molti giocatori non sanno sopportare il dolore, non vogliono rischiare, giocano solo se si sentono strabene. Oppure, stravaganza della sorte, subiscono infortuni devastanti, inesorabili nell’indirizzare il destino per mesi e mesi. Insomma è difficile gestirli dal punto di vista medico.
Ma, al Milan, già da tempo si intuisce che qualcosa non va. Milanlab è diviso in due settori: preparazione atletica e staff sanitario. Nel primo caso tutto bene, anche se quest’anno c’è stato un calo imprevisto e mal spiegato. Invece lo staff sanitario ha cercato aggiustamenti allontanando il dottor Sala e sostituendolo con il dottor Manara. Soluzione soft da capro espiatorio, niente di più. Ma c’è altro da spiegare.

Ieri Galliani ha difeso la struttura ricordando che Kakà è guarito in una settimana, perchè era stato curato per altre cinque a Milanello. «Se uno ha un’influenza o un raffreddore dopo cinque settimane guarisce», ha giustamente osservato. Ma non gli sarà sfuggito che le stesse obiezioni del giocatore erano arrivate anche da Dunga, il ct brasiliano. «Gli è bastata una settimana di lavoro specifico con noi per guarire. A Milano non era riuscito a recuperare. Ecco la ragione per cui voglio sempre avere i giocatori con me, anche se non stanno bene».

Dunga conosce il calcio italiano e i suoi sistemi. Prima di parlare, avrà ascoltato Kakà e Ronaldinho. Un campanello d’allarme per il Milan. In attesa che il Brasile li rimandi indietro, dopo averli schierati contro il Perù. Il piede sinistro di Kakà è guarito, parola dell’interessato il cui unico problema sono i minuti da giocare per ritrovare condizione. Con un occhio al santo protettore: niente botte, niente infortuni. Non sarebbe la prima volta che i brasiliani tornano indietro messi peggio di com’erano partiti.