Koizumi brucia i tempi: subito la riforma delle Poste

Roberto Fabbri

Il giorno dopo aver vinto la sua scommessa con gli elettori giapponesi, il leader liberaldemocratico e premier Junichiro Koizumi comincia a fare un po’ di conti e scopre di avere incassato molto più del previsto. Il trionfatore delle elezioni legislative anticipate non può solo gloriarsi, e sarebbe già un grande risultato per un uomo politico, di avere visto sancire dai giapponesi il pieno accordo con il suo progetto. Ma si ritrova anche nelle mani i numeri per andare oltre, se lo vorrà. Il suo partito avrà infatti ben 296 seggi sui 480 della Camera bassa del Parlamento. Sommando a questa larghissima maggioranza assoluta i 31 seggi dei suoi alleati, i buddisti del Komeito, si arriva a 327, ossia qualcuno in più della soglia dei due terzi. Una quota magica, che permette di modificare gli articoli della Costituzione e di approvare in seconda lettura qualsiasi legge.
In linea teorica, Koizumi è adesso una specie di onnipotente. Se fosse un tipo da montarsi la testa, trarrebbe ulteriori motivazioni dal balzo in avanti della Borsa di Tokio (+ 1,61% alla notizia della sua vittoria), dalla ripresa della moneta nazionale, lo yen, rispetto al dollaro americano e all’euro, o dalle lodi della stampa giapponese («Il premier ha vinto da solo», ha titolato l’Asahi Shimbun) e dei capi di governo di tutto il mondo. Ma Koizumi è un altro genere di persona. E ha ripetuto che manterrà le promesse fatte in campagna elettorale: attuare le riforme e ritirarsi dalla guida del governo entro dodici mesi.
Il premier non intende perdere tempo. Mercoledì 21 settembre sarà il giorno decisivo, in cui Koizumi convocherà una sessione speciale del Parlamento e darà il via all’iter «più rapido possibile» per far approvare quella riforma delle Poste che è stata il fondamento della sua campagna elettorale e della rivoluzione che ha permesso al suo partito (al potere da mezzo secolo) di liberarsi delle vecchie facce e di presentarsi rinnovato. «Completato questo lavoro - ha detto senza toni aggressivi il premier - è possibile che io proceda a un rimpasto di governo e delle massime cariche dirigenti del partito liberaldemocratico». Ma fino al 21 tutti resteranno al loro posto.
Quanto alle sue annunciate dimissioni nel settembre 2006, se sta bluffando Koizumi lo sta facendo benissimo. «Sto pensando di offrire incarichi di rilievo ad alcuni possibili candidati alla mia successione, perché acquistino visibilità e dimostrino cosa sono in grado di fare», ha detto il capo del governo. Che ha invitato «tutti coloro che che vogliono candidarsi a succedermi a prepararsi fin d’ora. So che ci sono legittime pressioni affinché io continui a guidare l’esecutivo. Ma la mia idea non è cambiata, e al partito lo sanno».
Non tutti, naturalmente, danzano di gioia per il trionfo di Junichiro Koizumi. I cinesi, in particolare, avranno di che lamentarsi. La politica di recupero delle radici nazionali giapponesi, abbinata a una rinforzata alleanza di Tokio con gli Usa, non può che preoccuparli. A Pechino il neutralista Okada sarebbe piaciuto molto di più.