Libano, vicepremier sfuggito ai killer accusa la Siria

Roberto Fabbri

Accuse pesanti e dirette alla Siria per un attentato «eccellente» fallito nello scorso mese di luglio, e la tensione tra Beirut e Damasco, già tornata a livelli altissimi dopo l’ultimo agguato a una giornalista televisiva, si impenna. Il ministro della Difesa e vicepremier libanese Michel Murr è intervenuto ieri per telefono da Zurigo, dove è in cura per le ferite riportate due mesi fa quando tentarono di assassinarlo nei pressi di Beirut, alla televisione libanese Lbc (proprio quella per cui lavorava May Shidiak, in fin di vita dopo l’amputazione di un braccio e di una gamba) e ha lanciato accuse senza precedenti. Murr ha sostenuto che l’ex capo dello spionaggio militare siriano in Libano, il generale Rustom Ghazali, lo aveva gravemente minacciato un anno fa tramite il capo della gendarmeria Said Eid.
Nel settembre 2004 era emerso che un gruppo di integralisti islamici stava preparando attentati a Beirut, incluso uno contro l’ambasciata d’Italia. La retata che ne seguì nella valle della Bekaa, roccaforte di Hezbollah, mise Murr (all’epoca ministro degli Interni) in aperto contrasto con Ghazali. Tappa successiva furono degli strani incidenti tra libanesi e immigrati siriani a Burj Hammud, un quartiere periferico di Beirut considerato il feudo elettorale di Murr: i siriani organizzarono blocchi stradali con tanto di copertoni dati alle fiamme, e ci scappò il morto, un libanese di origini armene.
Poco dopo quell’episodio, che aveva lo sgradevole sapore dell’avvertimento mafioso, Murr ricevette «frasi irrispettose e inammissibili» da parte di Ghazali, che era allora un uomo molto temuto. «Venni poi informato - ha raccontato ieri sera in televisione il ministro della Difesa - che gli immigrati siriani erano stati mobilitati contro di me. Capii immediatamente che avrei perso il mio incarico di ministro e in seguito ho ricevuto minacce alla mia incolumità personale, che dall’inizio del 2005 si sono moltiplicate».
Le gravi accuse alla Siria lanciate da Murr arrivano a 48 ore dall’ultimo di una serie di 14 attentati che nell’arco di un anno hanno colpito personaggi che si sono distinti per la loro ostilità all’egemonia siriana nel Paese dei cedri. E proprio mentre specialisti americani dell’Fbi sono giunti a Beirut per effettuare indagini sul tipo di esplosivo usato per far saltare in aria l’auto della giornalista May Shidiak, che è uno dei volti più noti della coraggiosa emittente cristiana Lbc. Si cerca di stabilire se si tratti dello stesso esplosivo già utilizzato in giugno per assassinare l’altro noto giornalista antisiriano Samir Kassir e il dirigente comunista libanese George Hawi. Infine, la magistratura libanese ha fatto arrestare «per reticenza» sull’omicidio dell’ex premier Rafik Hariri nove dipendenti della società di telefonia mobile Mtc Touch: per quell’attentato sono già stati arrestati dagli investigatori Onu quattro ex pezzi grossi dei servizi segreti libanesi vicini a Damasco.