Parla lo specialista che porta gli “atleti” a correre nel mondo

Maurizio Acerbi

Intorno al mondo della corsa si è creato, tra i tanti, anche il business delle agenzie di viaggio specializzate in podismo. Realtà importanti e in crescita che permettono, con la loro competenza, di assistere un maratoneta desideroso di esibirsi anche all'estero, supportandolo in tutte le sue necessità. Abbiamo chiesto a Claudio Caroni, proprietario di Born To Run e maratoneta amatoriale con dieci “lunghe” nel curriculum, di raccontarci una realtà, ai più sconosciuta, che, proprio come il mondo della maratona, sta crescendo, ogni anno, in maniera esponenziale.
Da quanti anni seguite il mondo del podismo?
«Ufficialmente, è dal 1994 che ci dedichiamo all'organizzazione di trasferte all'estero anche se i veri inizi, quasi per scherzo, risalgono al 1988, anno nel quale ci recammo, con un gruppo di amici, a New York per correre la famosa maratona».
Cosa vi ha spinti a specializzarvi, come agenzia di viaggio, nel mondo delle corse?
«La nostra sede è a Reggio Emilia che, storicamente, ha sempre regalato grandi campioni al mondo della maratona, Dorando Pietri e Stefano Baldini per citare i più noti. Quasi inevitabile, perciò, che si creasse un movimento significativo di podisti che alla domenica può essere visivamente quantificato nelle tante gare, competitive e non, che si corrono, non solo nella nostra provincia, ma anche in Emilia. La gente ha voglia di correre, di fare nuove esperienze anche fuori dall'Italia, unendo, se così si può dire, l'utile al dilettevole. Noi cerchiamo di dare un supporto in questo senso».
Più precisamente, cosa trova un maratoneta che si rivolge ad una agenzia specializzata?
«Nel nostro caso, possiamo garantire, con il pacchetto viaggio, anche il pettorale per correre, fatto non trascurabile perché in realtà come New York, Londra, Berlino, Parigi, è molto difficile riuscire ad iscriversi autonomamente. Poi, oltre al supporto logistico e del viaggio, offriamo servizi accessori come, ad esempio, la consulenza tecnica di campioni del calibro di Gianni Poli che, a New York, è a disposizione dei nostri iscritti per consigliarli sulle tattiche da usare in gara. Ora, poi, a chi ne fa richiesta, siamo in grado di fornire anche delle tabelle personalizzate per arrivare al giorno della fatidica maratona con una buona preparazione tecnica; un servizio che costa, più o meno, 200 euro».
Quante maratone seguite all'estero, con i vostri pacchetti?
«In un anno, raggiungiamo la dozzina se consideriamo le più classiche. Ciò non toglie che, su richiesta, ci si possa attivare per organizzare trasferte individuali in particolari località. Ora, poi, stiamo provando a fornire qualche meta alternativa, quanto suggestiva, come, ad esempio, correre nel Grand Canyon o trascorrere una settimana, alle Canarie, all'insegna della preparazione fisica».
Quanti podisti spostate in un anno?
«Ormai siamo nell'ordine dei 1000-1100 maratoneti, con New York che la fa da regina con i suoi 700 podisti. Indubbiamente, la vittoria olimpica di Baldini ha giovato anche alla nostra attività».
Gli attentati che, dal 2001, stanno colpendo l'Occidente, hanno influenzato negativamente le iscrizioni?
«Il caso più eclatante è stato quello di New York post 11 settembre quando registrammo il 50% di cancellazioni. Da allora, e mi riferisco anche ai recenti attentati di Madrid, Sharm, Londra, nessun podista ha mai più ritirato la sua adesione. È brutto a dirsi, ma ormai la gente è diventata più fatalista, somatizzando rapidamente sciagure terribili come quelle di questa estate».
C'è chi si lamenta dei prezzi troppo alti che le agenzie richiedono per i pacchetti.
«Il prezzo, oggettivamente, è un problema e mi rendo conto che il rapporto qualità/prezzo spesso penalizzi il podista. Purtroppo, è il mercato che fa il prezzo e fin che realtà come quella di New York continueranno ad avere una così alta considerazione, sarà sempre più difficile venire incontro anche a chi dispone di meno soldi. Nel 2006, comunque, stiamo studiando di suddividere la nostra struttura per dedicarci anche a coloro che richiedono solo il minimo indispensabile, in modo da venire incontro a tutti».
Qual è l'episodio più curioso che le è capitato durante la sua attività?
«Un anno, un podista, ospite di un amico nel New Jersey si è presentato, al sabato, a New York per ritirare il pettorale di gara; purtroppo, aveva dimenticato il passaporto e, fisicamente, era impossibile andare a prenderlo nel New Jersey e ritornare in tempo per la gara. Ricordo che ci siamo dovuti attivare in tutti i modi per fargli avere un pettorale di riserva. Sempre a New York, ricordo una sgambata di quaranta minuti, a Central Park, con Morandi e Prodi».
E all'Italia cosa manca per crescere nel movimento?
«Essenzialmente, difettiamo di cultura sportiva, come il recente caso di Milano ci ha rammentato. E poi, a mio parere, si organizzano troppe maratone».