Piccola Italia cresce e fa soffrire l’Inghilterra

Azzurri a testa alta, ma subiscono una meta di troppo

Paolo Bugatto

da Roma

Questione di dettagli. Dettagli che ancora una volta fanno la differenza e che condannano gli azzurri a cedere il passo ancora una volta ai campioni del mondo. È la dodicesima volta, la settima di fila nel Championship. Alla fine il risultato è impietoso: 31 a 16 per il quindici di Andy Robinson. Ma quello che i numeri non riescono a descrivere è l'intensità della prova azzurra. Una partita costruita soprattutto con la difesa ma fatta anche di palloni di recupero, quasi a mettere una pezza al controllo quasi totale avuto dagli inglesi nelle rimesse laterali. Il muro ha funzionato per un tempo e mezzo. Ha retto alla prima meta firmata da Tindall e costruita su un perfetto cambio d'angolo con un ispirato Hodgson. Poteva essere l'inizio della fine e invece è stata l'occasione per caricare la squadra e costruire mattone su mattone, placcaggio su placcaggio, una partita da raccontare ai nipotini compreso il coraggio di un Ramiro Pez trasformato nell'atteggiamento. Sbaglia il piazzato d'apertura, il 10 di Perpignano. Poi aggiusta la mira e prima con una punizione, poi con due drop magistrali che fanno ricordare il Dominguez di Italia-Scozia, anno 2000, porta gli azzurri avanti nel punteggio.
Non è un'Italia che si limita alla difesa. Prova anche a mettere in difficoltà la corazzata di Robinson anche se la maggiore organizzazione inglese non lascia varchi ai pesi leggeri di casa Italia. E così la differenza la fanno i minuti, la tenuta atletica. Prima Hodgson mette alla prova la difesa e poi si infila in un varco che assomiglia tanto alla svolta del match. La meta dell'apertura inglese taglia le gambe. Entra Dallaglio e nella costruzione del gioco l'effetto si fa sentire con la meta di Cueto. Nel finale è ancora Bergamasco, come a Dublino, a continuare la striscia di un'Italia sempre in meta nelle ultime nove sfide della gestione Berbizier. Poi, a una manciata di secondi dal triplice fischio finale, un'ingenuità del romano Nitoglia regala l'ultimo pallone per l'ultima meta di una sfida che comunque «sdogana» una volta per tutte gli azzurri dal ruolo di Cenerentola.