Quella Scavolini scuola d’arte del basket sberleffo e fantasia

Non era la più amata dagli italiani, ma è stata un marchio di garanzia

Oscar Eleni

La bicicletta di Valter Scavolini, le mani di Elvino, le loro ricchezze che erano umanità e mai ostentazione, l'hangar di via Partigiani, l'astronave, il cielo, il mare, la storia. Agide Fava, angeli come Riminucci, uomini geniali come Bertini, ruvidi come Ninchi, dolci come Marchionetti. Lacrime tornate indietro, e tu Alceo non far uscire la tua barca, pensiamoci sopra un po' perché in questa storia, dove gli uomini si disperano e i topi non sapranno più dove andare a ballare, speriamo per molto tempo, non è soltanto il basket a perdere la sua Victoria Libertas, è un modo di vedere e fare lo sport, anche a livello professionistico, che ci viene rubato nello stesso momento in cui ci siamo distratti senza tremare quando Enzo Amadio fingeva di portare i suoi doni.
Non era nessuno, non sapeva niente dei serpentoni di pullman che seguivano la squadra nell'età del ferro, quando lottava per la salvezza, quando era popolo errante, urlante, era famiglia, era grande scuola d'arte cestistica, aveva appena sentito parlare delle croci di Palazzetti, del capolavoro Scavolini, quell'età dell'oro, con scudetti, coppe, orgoglio nostro sui campi d'Europa. Cosa ne sapeva lui, cosa poteva interessargli. Teniamoli d'occhio i Gallo, i presidenti erranti, quelli che a metà stagione dicono vendo, poi si tirano indietro, poi ti prendono in giro, poi vendono i tuoi tesori, poi sperano tutti d'incontrare sulla loro strada un Giorgio Armani, un Toti, un Seragnoli, un Monte dei Paschi.
Pesaro è una storia diversa. È stata la contrada del Bianchini tonante e vincente, dello Scariolo crescente, forno a microonde per tanti allenatori, bravi, bravini, scadenti. È stata storia grande dalla prima coppa delle Coppe nel 1983, dalla prima coppa Italia nel 1985, grandissima negli anni dei due scudetti e mezzo, 1988, 1990, monetina di sabbia per far volare la Milano di Casalini. Ma non erano soltanto titoli sportivi, era il trionfo di un progetto societario con il colonnello Puglisi, con il college per i giovani talenti, era il campo per Arione Costa e Walter Magnifico, per Domenico Zampolini, per Gracis, Benevelli, era la fioritura dopo aver sfiorato il massimo, la coppa coppe sembra soltanto zucchero per un grande falò, nel periodo Skansi e nell'era di Kicanovic.
Era vita, era qualcosa di speciale, per pittori alla Sacco, per Stranamore come Bucci, per assi come Myers in germoglio, per pazzi come Joe Pace e assi come Darren Daye. Pesaro era fuoco, litigavi volentieri, ti fermavi sempre un giorno in più perché c'era fantasia, creatività, gusto per lo sberleffo e per la sfida. Là, su quel lungomare, passeggiavi con lord Giuliani, lo sentivi fremere, pregare per quella maglia, ma non lo sentivi mai velenoso anche dopo sconfitte che avevano acceso altri falò più avanti, lungo la strada della maxitavolata scudetto, libagione da Guinness. Lacrime andate indietro e anche Elio non deve cedere, ma piantare la sua tenda davanti agli uffici di Valter Scavolini, per una veglia che coinvolga tutti e non spaventi troppo il caro Mainardi, non infastidisca eredi che non hanno sentito la voce, l'elettricità di quella avventura anche se, col basket, era un po' più difficile essere i più amati dagli italiani.
Fiaccolata per gli uffici di Valter, veglia perché la Victoria fallita con i soldi in mano, incredibile anche questo, possa risorgere già domani e visto che nel basket il nome Scavolini, dopo trent'anni, non è più quello di uno sponsor, ma il logo più conosciuto anche da quelli che considerano la pallacanestro sport peripatetico che, per necessità vitali, accetta di cambiare marchio e nome tante volte nella vita di un club, allora, sfruttando il lodo Petrucci, riparta in serie A2 con questo nome. Franco Semini, giocatore stupendo, uomo arguto, spirito forte, anima grande nello sport e nella politica, ha scritto per Superbasket che la Scavolini era più importante del Rossini opera festival. Perché era un crescendo che conquistava tutti. Mobilitiamoci per salvare la Scavolini e riaverla subito con noi. Lacrime andatavene al diavolo.