Russia, è emergenza per la centrale nucleare A Mosca caldo e fumo raddoppiano la mortalità

Dopo aver spento l’incendio che minacciava da giorni il centro
nucleare di Sarov, le fiamme circondano il centro di ricerche di Mayak, negli Urali: dichiarato lo stato d'emergenza. Intanto il fumo minaccia anche San Pietroburgo

Mosca - Gli incendi minacciano altri siti di ricerca nucleare in Russia. Oltre a circondare il centro di ricerche di Sneschinsk, sugli Urali, difeso dal fuoco da appena sette ettari di bosco, lo stato di emergenza è stgato esteso pure per l'impianto nucleare di Mayak. Solo ieri il ministero russo della Difesa aveva annunciato lo spegnimento dell’incendio che minacciava da giorni il centro nucleare di Sarov, 500 chilometri a Est di Mosca, dove per fermare le fiamme i militari hanno dovuto abbattere ampie porzioni della foresta tutto attorno al laboratorio. Intanto, il capo del dipartimento Sanità, Andrei Seltsovski, fa sapere che la mortalità a Mosca è raddoppiata negli ultimi giorni per l’ondata di caldo e fumo provocata dagli incendi.

Siti nucleari sotto minaccia La fitta nuvola di fumo nocivo che da giorni invade Mosca e gran parte della Russia centrale ha lambito oggi anche a San Pietroburgo, l’antica capitale degli zar finora risparmiata dagli incendi di foreste e torbiere e dalle loro conseguenze. Domani dovrebbe andarsene, dicono gli esperti, ma ormai il Paese è in balia dei venti, tanto che anche la vicina Finlandia oggi ha manifestato qualche preoccupazione dopo aver registrato l’aumento di particolato atmosferico, da sei a dieci volte superiore alla norma. Secondo il ministro per le Situazioni di Emergenza, Sergej Shoigu, i siti nucleari non sono ancora direttamente minacciati, ma tutte le unità di emergenza sono state dirottate verso Sneschinsk, con l’ausilio di diversi elicotteri. In totale, sul territorio russo, sono in fiamme attualmente oltre 200mila ettari di bosco. La visibilità è talmente scarsa che è quasi impossibile per gli aerei alzarsi in volo.

A Mosca raddoppiata la mortalità Il numero dei morti a Mosca è il doppio della media di questo periodo dell’anno, a causa del caldo e del fumo degli incendi che assediano la città. Secondo Andrei Seltsovky, responsabile del servizio sanitario di Mosca, ci sono al momento 1.300 corpi negli obitori della capitale russa, che hanno una capienza di 1.500 cadaveri. Si registrano 700 decessi al giorno, contro una media di 360-380 abitualmente. Oggi per il quarto giorno consecutivo gli inquinanti atmosferici sono a livelli pericolosi. Nel weekend le concentrazioni nell’aria di monossido di carbonio e di altri gas erano sette volte il limite massimo giudicato accettabile, oggi sono da due a tre volte oltre il limite. Le cifre ufficiali dello stato civile mostrano che nel mese di luglio c’è stato un aumento del 50% dei decessi nella città, 14.340 da meno di 10mila i media, la gran parte di persone anziane.

Il fronte degli incendi Le fiamme hanno danneggiato per decine di milioni di euro uno stabilimento top secret vicino a Kolomna, 100 km a sud est da Mosca: il centro di progettazione del ministero della Difesa per la creazione e il collaudo dei missili Iskander e Igla. Il fuoco ha minacciato anche un nuovo centro nucleare, quello del distretto di Snezhinsk, nella regione di Celiabinsk, sugli Urali: inizialmente i camion dei vigili del fuoco non sono riusciti a superare i terreni troppo paludosi e i pompieri hanno dovuto intervenire a piedi con gli zaini antincendio, in una zona di sette ettari di bosco. Poi si sono levati in volo anche due elicotteri Mi8 ed è stata creata una barriera di sassi di diversi chilometri. Già al sicuro invece il centro di ricerca nucleare di Sarov.

Rischio "disinformazia" Alcuni medici intanto denunciano sotto anonimato l’ammasso di cadaveri in putrefazione nei seminterrati degli ospedali e il divieto da parte dei dirigenti sanitari di stilare diagnosi legate al caldo e all’inquinamento per non creare allarmi. Denunce che, se vere, rischiano di resuscitare l’ombra della "disinformazia" che ha caratterizzato tanta storia dell’Urss e della Russia postcomunista, da Cernobyl al Kursk. Nel solo mese di luglio, secondo gli uffici anagrafe della capitale, il numero dei morti è aumentato del 50%. I pronto soccorsi sono presi d’assalto, ma secondo il ministero della Sanità solo 472 persone in tutta la Russia hanno chiesto cure mediche e solo 43 sono state ricoverate. E mentre il Paese brucia, il leader del Cremlino Dmitri Medvedev trova il tempo per una visita a sorpresa nella regione secessionista georgiana dell’Abkazia, in occasione del secondo anniversario dell’inizio della guerra contro la Georgia: una notizia che fa aprire i tg, relegando al secondo posto l’allarme incendi. Ma il fuoco non concede tregua. In una Mosca semideserta e sempre più surreale, quasi bulgakoviana, il leggendario Gorki Park ha chiuso per fumo, come il museo Pushkin. A parte Sheremietevo, gli aeroporti di Domodiedovo e Vnukovo funzionano a singhiozzo, con decine di voli dirottati o ritardati.