«Cara Juve, che colpo se prendessi Ibrahimovic»

Undici stagioni da numero uno nella Juventus. Otto anni da allenatore, prima, e dirigente, poi, nella Lazio. Per Dino Zoff, mito tra i pali che si contende con Gigi Buffon il titolo di miglior portiere di sempre della storia del calcio italiano, la sfida di domani sera all'Olimpico, tra le due sue ex squadre appena eliminate dai quarti di finale di Champions ed Europa League, ha sempre un fascino particolare. Una gara chiave per le ambizioni tricolori bianconere e per la rincorsa dei biancocelesti a quel terzo posto che appare ormai un miraggio.
Possiamo dire che Lazio e Juventus sono i grandi amori della sua vita?
«Sicuramente sì. E infatti quando si incontrano per me non è mai una sfida come le altre. Poi ci aggiungo anche il Napoli, che mi ha lanciato ad alti livelli: sono molto affezionato alla città e ai tifosi. Fossero arrivate nei primi tre posti in classifica queste tre squadre sarebbe stato perfetto».
Ma da allenatore della Lazio, come affrontava la Juve? La soffriva a livello emotivo?
«Quando vivi il tuo mestiere come un professionista tenti di non pensarci. E poi allenando la sentivo meno. Forse sarebbe stato diverso giocarci contro da calciatore. Comunque è normale che la partita contro la Juventus era diversa dalle altre, anche perché i bianconeri giocavano sempre per vincere il campionato».
La Juventus può avere un contraccolpo psicologico dopo l'eliminazione dalla Champions?
«Non credo. In campionato ha ampi margini di vantaggio e poi ha la consapevolezza di aver fatto il massimo in Champions. Arriva a Roma anche leggermente più riposata della Lazio. E anche i biancocelesti arrivano da un'eliminazione. La squadra di Conte giocherà come sempre da Juve, per vincere».
Vede i bianconeri favoriti all'Olimpico?
«Se mi dovessero chiedere un pronostico direi di sì. La Lazio sarà più stanca e non dimentichiamo che conta assenze pesanti per le squalifiche di Biava, Lulic e Radu. E Klose non è ancora tornato in forma. La Juve è solida e vede la meta finale vicina».
Crede che Petkovic possa ambire al titolo di miglior allenatore del campionato?
«Non so se glielo daranno. Ha fatto molto bene, la squadra ha giocato a calcio, però è difficile che la Lazio possa arrivare nelle prime tre in campionato e in Europa League è uscita ai quarti. Vedremo come finirà la stagione e cosa farà in finale di Coppa Italia. Certo, tra i pretendenti a miglior allenatore c'è anche Conte: è stato un fattore determinante nel possibile scudetto della Juve e nell'approdo ai quarti di Champions».
Ma Conte ha ragione a dire che dipende solo da una questione economica il divario che separa la Juve ai top club europei?
«Non credo. Lui è stato bravo a dare un'identità e un gioco alla Juventus. E i risultati si sono visti. Ora ci vuole pazienza, anche perché la Juve era al primo anno di ritorno in Champions. Non mi pare che Borussia Dortmund o Bayern Monaco abbiano speso follie sul mercato. Anzi hanno il bilancio in attivo. Eppure sono solide, esperte, giocano bene e sono difficili da incontrare. La dimostrazione che non tutto è legato ai soldi, ma ci vuole tempo, progettazione e anche fortuna».
I bianconeri hanno bisogno del famigerato top player per vincere in Europa?
«Ci sono soltanto tre giocatori al mondo in grado di fare la differenza da soli: Messi, Ronaldo e Ibra. I primi due sono inavvicinabili a livello economico, il terzo sarebbe un gran colpo. Però non sempre con i top player si vince. Ripeto: sono tanti i fattori e non basta un grande nome per essere vincenti».
Da ex numero 1, noterà che Lazio-Juve è anche Buffon contro Marchetti: sono i due migliori portieri italiani?
«Buffon e Marchetti sono grandissimi portieri. Ma preferisco non parlare di giocatori che ricoprono il mio ex ruolo».