Uno storico racconta il segreto della Rft: mine atomiche per fermare l’Urss

Tra il 1965 e il 1973 la Germania occidentale sarebbe stata, segretamente, una potenza atomica. O meglio lo sarebbero stati i suoi vertici militari, all’insaputa dei politici tedeschi. La Bundeswehr, l’esercito, poteva infatti contare su centinaia di piccole testate nucleari statunitensi, assegnate segretamente dal Pentagono. I militari, secondo le direttive top secret americane, potevano impiegare queste mine atomiche, a loro esclusivo giudizio, per fermare un attacco russo senza il preventivo assenso dei politici. La rivelazione, anticipata dal settimanale tedesco Focus, è contenuta in un saggio che in Germania uscirà a breve, Politica della responsabilità, scritto dallo storico Detlef Bald, che ha consultato anche l’archivio privato dell’ex cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt. Secondo quanto dichiarato dallo studioso, «solo due dozzine di persone erano allora al corrente dei piani», secondo i quali «le bombe atomiche dovevano essere impiegate nel caso in cui la Germania fosse stata attaccata». Bald sostiene anche che «solo i militari» potevano decidere sull’impiego di queste armi di difesa disperata, poiché «non era previsto l’assenso diretto di nessun politico tedesco o americano».
Fu proprio Helmut Schmidt, che diventò ministro della Difesa nel 1969 durante il cancellierato di Willy Brandt, a mettere fine a questa prassi, definendola un’«insensatezza mortale».
Tanto più che le cinquanta testate più grandi, denominate «mine atomiche», avevano una capacità distruttiva pari a tre volte quella della bomba di Hiroshima. Fu solo nel 1973 che Schmidt riuscì a sottrarre ai militari il controllo di questo «vaso di Pandora». Il 23 ottobre di quell’anno sottoscrisse un accordo con il ministro della Difesa americano, Melvin Laird, con cui le armi vennero rimosse.
L’utilizzo di testate-mina per rallentare un’eventuale avanzata nemica non era, del resto, un’opzione strategica presa in considerazione solo in Occidente. Sin dagli anni Sessanta-Settanta anche l’Urss aveva sviluppato piccole mine atomiche, per un totale di 700 ordigni, posizionabili dietro le linee nemiche anche da singoli soldati. Dopo il crollo del sistema sovietico sono stati più volte lanciati allarmi, anche da fonti ben informate (come il generale Aleksandr Lebed nel 1997) proprio sul rischio che queste mini bombe finissero sul mercato delle armi clandestine.