Sul palco fino al 2007 Celine Dion fa gli auguri alla capitale del divismo

La cantante: «A Las Vegas mi sono risposata con mio marito e vivo con la famiglia, mi sembra di abitare in un sogno»

Roberta Pasero

da Las Vegas (Nevada)

Ogni sera è la stessa musica. Da cent’anni e qualche giorno. Non appena il sole cala sull’orizzonte e infuoca il deserto del Nevada si alza il volume di Las Vegas. Si accendono i 23mila chilometri di luci al neon sulla interminabile Strip, la «strada della perdizione» di questa metropoli soprannominata «Sin City», città del peccato. Si illumina a giorno il cielo e il Frank Sinatra Boulevard assume colori da luna park.
Ogni sera da oltre un anno è la stessa musica anche per Celine Dion. Al tramonto indossa un abito lungo rosso fuoco, entra al Colosseum, il teatro costruito appositamente per lei all’interno del Caesar’s Palace Hotel e comincia il suo show multimediale A new day, accompagnata da sessanta ballerini e musicisti. Lo farà puntualmente fino alla fine del 2007, senza timore di annoiarsi, anzi. «Las Vegas è una città al di là dell'immaginazione. Qui mi sono risposata con mio marito e qui abito con la mia famiglia - spiega -. Per me, abituata a girare il mondo e a non fermarmi mai, è davvero un sogno. E poi chi lo dice che si sta meglio a New York o a Los Angeles?».
Ogni sera da chissà quando è la stessa musica anche per Elvis Presley. Per i cinque sosia, naturalmente: uno si esibisce con orchestra e ballerini all’Imperial Palace, l’altro accompagna le spose all’altare della Hollywood Wedding Chapel, il terzo sta a un angolo della Strip pronto per foto ricordo a pagamento, il quarto fa il croupier in un casinò e il quinto canta all’ingresso di un autolavaggio accanto all'Aladdin Hotel, proprio quello dove il vero Elvis sposò Priscilla.
Perché Las Vegas (termine spagnolo che significa «i prati») non è solo la capitale dell'azzardo e dei matrimoni prêt-à-porter. È spettacolo, soprattutto, è musica, show, intrattenimento, giochi di magia che ogni sera invadono di suoni e di colori i mastodontici teatri degli hotel, specialmente quest’anno che l’oasi nel deserto a lungo avamposto dei pionieri d’oro e dei mormoni, festeggia il suo primo centenario in grande stile.
Un anniversario importante per una città che ha visto passare non sempre brave persone: gangster che pensavano e costruivano in grande, come Bugsy Siegel, amico di Clark Gable e Cary Grant e poi mafiosi, prostitute, giocatori d’azzardo, sicuri che qui nessuno avrebbe fatto troppe domande.
Da quel lontano 1905, quando venne inaugurato un tratto della ferrovia San Pedro-Los Angeles-Salt Lake City che fermava finalmente anche a Las Vegas segnandone così la sua nascita ufficiale, qualcosa certo è cambiato, ma lo spirito dell’entertainment sicuramente no. Da sempre gli show hanno distratto per qualche ora i giocatori d'azzardo e oggi attirano un gran numero dei trecentomila visitatori che ogni giorno si perdono tra un casinò e l'altro: qui a metà degli anni Quaranta al Last Frontier Hotel si esibiva Ronald Reagan, qui sui palcoscenici salivano molto spesso Marlene Dietrich e Mae West, Jerry Lewis e Dean Martin.
E anche Elvis Presley che dopo un fiasco clamoroso nel 1956 divenne, sino alla sua scomparsa nel 1977, un re degli show (oltre che protagonista del film Viva Las Vegas nel 1964) e Frank Sinatra, un’istituzione della città, che in questa terra battuta dal vento del deserto cantò dal 1951 al 1994. Quando morì, pochi mesi dopo l’ultimo concerto, fu l’unica volta in cui si spensero le insegne al neon della città. E sempre qui, autosegregato in una suite del Desert Inn Hotel, trascorse quattro anni il miliardario aviatore e produttore cinematografico Howard Hughes, immortalato da Scorsese in The Aviator.
«A Las Vegas la finzione è nelle strade, la realtà è nello spettacolo» sentenzia Franco Dragone, regista di origini italiane che per anni è stato la mente creativa del Cirque du Soleil e che oggi è uno degli impresari più potenti d’America proprio grazie alle messinscene inventate per Las Vegas: l’ultima, intitolata Le rêve, il sogno, ispirata al mito di Faust, è costata 110 milioni di dollari e tre anni di lavoro. Un’altra è proprio la scenografia dello show di Celine Dion. «Las Vegas è ormai diventata la nuova Broadway: qui si possono vedere gli spettacoli di tendenza, qui si esibiscono gli artisti in anteprima mondiale».
La sera infatti non c’è che da scegliere tra i duecento spettacoli che vanno in scena contemporaneamente e ininterrottamente anche per oltre dieci anni, da Tournament of kings, la ricostruzione delle vicende di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda tra veri maghi Merlino e draghi computerizzati, all’immancabile omaggio a Sinatra, Sammy Davis jr., Joey Bishop e Martin al Greek Isles Hotel, dai sofisticati numeri circensi di O del Cirque du Soleil al Bellagio al musical ispirato alle canzoni degli Abba Mamma mia! al Mandalay Bay, ma anche al recital di Elton John che ha aperto il suo tour mondiale spiegando: «Fino agli anni Ottanta qui si veniva a finire la carriera. Ora è il contrario: a Las Vegas nessuno ti vuole se non sei al top».
Ma in questa città che non dorme mai tutto fa spettacolo, a cominciare dagli alberghi, simili a un’immensa scenografia hollywoodiana: qui lo skyline di Manhattan del New York New York, là il castello medioevale dell’Excalibur, a fianco la piramide nera del Luxor. Il prossimo hotel lo apriranno George Clooney e Brad Pitt, questa volta soci d’affari per davvero a Las Vegas, dopo esserlo stati per la rapina al casinò del Bellagio in Ocean’s Eleven.
È l'alba quando le luci di Sin City a poco a poco si abbassano. Si spengono anche quelle della celebre insegna «Welcome to fabulous Las Vegas». Finalmente anche i cinque Elvis, per qualche ora soltanto, possono andare a dormire.