Quanto hanno rotto gli evocatori dei «mandanti», dei mandanti dei mandanti, dei mandanti dei mandanti dei mandanti: hanno arrestato i presunti attentatori di Ranucci e riecco i cercatori di ectoplasmi, perché non bastano i nomi, neanche i cognomi, non basta l'arresto, non basteranno i processi e le sentenze: loro vogliono «la verità», che tradotto significa che vogliono la loro. Con questo modus hanno infestato la politica e il giornalismo: non hanno mai scoperto nulla, il loro contributo al giornalismo e alla verità resta zero, ma questa verità per loro continua a essere al piano di sopra, poi due piani, poi tre, poi in soffitta, in orbita, al livello occulto, deviato, indicibile: anche se poi, col loro linguaggio da picciotti, diventa dicibile: perché il mandante è una funzione narrativa, serve a non chiudere (mai) una storia, proprio come fanno a Report, dunque che sia chiaro: massima solidarietà al collega Ranucci, nessuna solidarietà al suo giornalismo. Ieri le reazioni sembravano appunto una puntata delle sue: un parlamentare grillino ha invitato subito a «risalire ai mandanti», un capogruppo dei Verdi alla loro «individuazione» e al biasimo per i «continui attacchi della destra contro Report», come se a sinistra certa melassa piacesse proprio a tutti. Tra gli altri (tanti) non poteva mancare l'uomo con la scorta più inutile d'Italia, Sandro Rutolo, ex fazioso reggicoda di Michele Santoro oggi teoricamente «responsabile informazione, cultura e memoria» di Elly Schlein: ha fatto un lungo comunicato in cui ha avuto il buongusto di citare anche se stesso quale improbabile obiettivo della camorra (come Ranucci) per via di un suo servizio del 2013 poi rivelatosi falso («Inferno atomico», ipotizzava che in Campania avessero sepolto scorie nucleari) tanto che indignò non solo tanta gente normale, ma anche un camorrista che intercettato lo minacciò.
Quando nel 2019 il governo di sinistra annunciò la revoca della scorta a Ruotolo («inattualità del rischio») l'inferno atomico lo fecero la Fnsi, Articolo 21, pezzi del Pd e grillini; incolparono pure la «bestia» salviniana. Così la scorta è ancora lì, a fare status. Ma chi voleva togliere la scorta a Ruotolo? Fuori i mandanti.