L’attentato a Sigfrido Ranucci è “stato commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’arrestato “in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per il60enne di origini campane ritenuto il mandante dell’azione dinamitarda dell’ottobre scorso. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato - si legge -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”. Secondo il gip di Roma, non è emerso alcun elemento su un presunto accordo tra Ranucci e Lavitola. Si legge infatti che “più volte” Lavitola “ha commentato” l’attentato “dicendo che se era stato lui il mandante allora voleva dire che era d’accordo anche Ranucci, quando allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”.
Sempre il gip spiega che la “spregiudicatezza e la capacità criminale mostrata dimostra chiaramente come unica misura cautelare idonea a prevenire il rischio di azioni recidivanti sia quella della custodia cautelare in carcere”. Per il giudice “vi è il concreto ed attuale pericolo che si dia alla fuga, atteso che le indagini hanno appurato che lo stesso ha interessi economici in Camerun dove potrebbe rifugiarsi evitando provvedimenti cautelari nei suoi confronti”. Gli inquirenti hanno, inoltre, accertato che dopo il sopralluogo all’estero della villetta di Pomezia, il 10 ottobre scorso, Lavitola è “partito per l’Argentina”. Tutte circostanze che dimostrano come abbia la disponibilità di “innumerevoli contatti in altri continenti. Inoltre, la circostanza che solo dopo l’esecuzione della misura cautelare nei confronti degli esecutori materiali, avvenuta il 30 giugno, Lavitola decidesse improvvisamente di partire per l’Africa acquistando un biglietto per il 4 luglio e che tale viaggio sia stato evitato esclusivamente perché gli veniva notificato il decreto di perquisizione, dimostra evidentemente come, una volta appresa la notizia dell’arresto degli esecutori materiali, temendo che gli inquirenti potessero avere già acquisito elementi a suo carico, la sua volontà, già in quella fase, fosse quella di sottrarsi aduna eventuale cattura”.
