Sono passati quasi otto anni dalla tragedia che sconvolse Genova. Era il 14 agosto del 2018 alle 11,30, nel pieno dell'estate italiana, quando il crollo del ponte Morandi provocò la morte di 43 persone coinvolte nel collasso del viadotto autostradale. Oggi è prevista la sentenza. i giudici dovrebbero ritirarsi in camera di consiglio e, secondo le previsioni, uscirne entro stasera con il dispositivo. Gli imputati sono 57.
Il processo
Il processo va avanti da quattro anni. Tra i 57 imputati ci sono ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l'Italia, di Spea (la società che per Aspi si occupava del monitoraggio delle infrastrutture) e dirigenti e consulenti del ministero dei Trasporti. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per l'ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci. "Mi sento responsabile ma non colpevole", ha sempre detto l'ex top manager respingendo le accuse. Castellucci è in carcere da oltre un anno: sta scontando la condanna definitiva a sei anni di reclusione per la tragedia del viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino, in cui nel 2013 sono morte 40 persone. La procura genovese, con i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi, ritiene che il crollo sia dovuto alla mancanza di manutenzioni adeguate, al fine di garantire più dividendi ai soci. Per gli imputati sono stati chiesti quasi 400 anni di carcere e una assoluzione.
Le scuse di Autostrade e l'ira dei familiari
Ieri alla vigilia della sentenza l'amministratore delegato di Autostrade Arrigo Giana ha inviato una lettera di scuse. Una missiva che non è stata gradita dai parenti delle 43 persone morte otto anni fa. "Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno", la risposta di Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime. "In queste ore - le parole di Giana - siamo in attesa della sentenza di primo grado con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari, i cittadini genovesi e tutti gli italiani". Dopo il crollo "continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo". Quella diffusa è anche una lettera per prendere le distanze dalla vecchia dirigenza: "Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale".
Adesso però "questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti" che lavorano per garantire "la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori". P
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